L’indovinello è una frase formulata in termini indefiniti ed interpretabili, che richiede una particolare ispirazione per la corretta decodifica, quasi in una visione superiore; per ciò il termine trae la radice dal verbo latino “divinare” ponendo il rapporto interpretativo a livello quasi magico.
Su questa definizione fornita da Gianluigi Secco, la Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati” oggi vi presenta un libro dell’autore intitolato Indovina… Merlo! Un titolo simpatico per un volume pensato per gli amanti di indovinelli. Si tratta infatti di un catalogo di indovinelli scherzosi raccolti in circa vent’anni. Questi stessi indovinelli furono narrati a viva voce dagli ultimi protagonisti dell’epopea del “filò” in un momento storico ormai lontano da oggi. Questi indovinelli sono stati tramandati a voce grazie a genitori e parenti. All’interno del libro infatti, ci sono molti indovinelli che dal dialetto bellunese vengono tradotti in italiano. La celebrazione dell’indovinello popolare è l’obiettivo centrale del saggio di Secco. L’autore infatti afferma come all’interno degli indovinelli ci sia effettivamente un qualche cosa di unico mistico e divino. Basti solo pensare agli antichi miti Egizi, Greci o Romani.
È così che la biblioteca vi lascia con questo indovinello ispirato ad una favola conosciuta in alcuni regioni italiane.
Se no l’èra tre, i dói nó ndea;
pinza maza Bèla;
tira a quel che vede,
maze quel che no crede;
magne carne increada,
mai nata, cuSinada co le parole;
the n era l tendro che SbuSéa l dur.
Questa curiosa favola narra di una giovane di campagna che si presenta alla corte di una principessa per mostrare il suo talento nel risolvere qualsiasi indovinello. La storia, che ha un lieto fine si può trovare all’interno del volume di Secco reperibile in biblioteca tramite il servizio di interprestito. Buona lettura!




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