Il Mazarol. Alla ricerca di leggende con Daniela Perco

Irene Savaris | 27 febbraio 2025 alle 14:43 | 0 commenti

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Daniela Perco (nella foto) è la fondatrice del Museo etnografico della provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, di cui è stata direttrice appassionata, dal 1997 al 2016. Ha dedicato numerose ricerche e studi alle fiabe e alle leggende, all’antropologia dell’alimentazione, alla museologia e all’emigrazione, soprattutto femminile. Per la “Fondazione Benetton. Studi e ricerche”, di Treviso, ha coordinato un progetto storico-antropologico sull’emigrazione veneta in Brasile, “Il Veneto oltre l’Oceano. Storia e antropologia di un’emigrazione, tra Otto e Novecento. Dalle Prealpi Feltrine al Rio Grande do Sul”. Ha contribuito a varie altre ricerche sul mondo dell’emigrazione, collabora con diversi enti e associazioni, tra cui la Regione Veneto, e ha tenuto corsi in varie università. Riassumere le sue molteplici attività è impresa ardua. In questa intervista desideriamo sollecitarla a parlarci del nostro patrimonio favolistico, argomento che spesso ha proposto, in innumerevoli occasioni, organizzando seminari e convegni.

Dr.ssa Perco, ci faccia ritornare bambini. Ci sono dei personaggi fantastici che ancora oggi colpiscono il nostro immaginario?
Se parliamo di fiabe, ci sono personaggi intramontabili come Cenerentola, che nei racconti veneti di tradizione orale, spesso assai diversi rispetto alle versioni scritte, è la Cuzzazendre, la Conzasenare, la Sendrarola. Un’eroina innocente e perseguitata, che riesce a riscattarsi per arrivare al matrimonio.

Qual è il personaggio più diffuso nelle nostre valli?
Per quanto riguarda il patrimonio leggendario, quindi racconti brevi, ritenuti veritieri, sicuramente il personaggio più noto nelle nostre montagne, è il Mazarol/Massarol, che può assumere diversi appellativi come Salvanèl, Sanguanèl, Comparétol. I nomi sono importanti perché svelano alcune caratteristiche del personaggio: per esempio è possibile ricondurre il nome Mazarol al latino volgare *mattea (it.mazza) e infatti nei racconti egli è spesso descritto nell’atto di battere gli alberi con una mazza o di tenere in mano un bastone; Salvanel deriva invece da Silvanus, il dio romano delle selve e delle campagne. Il Mazarol/Salvanél vive infatti nei boschi, abita nelle caverne o nelle miniere. È un folletto dispettoso, vestito di rosso, piccolo, con il viso grinzoso, i capelli e la barba lunghi. Altro particolare che lo caratterizza è l’incapacità di usare un linguaggio articolato: quando comunica con gli uomini si esprime fischiando, ridendo o utilizzando il petèl, la lingua dei neonati. Qualche nome di luogo ne ricorda la presenza e perfino alcuni cognomi come Mazzariol.
Il Mazarol/Salvanel/Sanguanel fa perdere nei boschi. Chi mette inavvertitamente i piedi sulle sue orme, non riesce più a trovare la strada e finisce in luoghi inaccessibili, in cima a una roccia, in una grotta, su un albero: “Se ti te monta su n quele pèche dove che lu el camina, te va a finirla su na montagna dentro su na grota”. Le vittime sono soprattutto i bambini, di cui però si prende cura, nutrendoli con latte di capra e frutti selvatici. Ama anche fare scherzi, soprattutto alle donne, trasformandosi in gomitolo per essere messo in seno e poi saltar fuori gridando: “Toco tetine! Toco tetine”. Ha una particolare predilezione per le ragazze coi capelli rossi.
È dunque un folletto dispettoso, sfuggente, misterioso, temuto rapitore di bambini, ma possiede anche alcune virtù. Aiuta a governare le bestie nelle stalle o le porta al pascolo di notte, senza richiedere compenso. Segni evidenti del suo passaggio sono i crini dei cavalli o le code delle mucche fittamente intrecciati. Può insegnare agli uomini importanti tecniche casearie, come fare il formaggio o ricavare la ricotta dal siero del latte.

Lei è stata a lungo in Brasile e ha studiato il fenomeno migratorio. Che cosa è rimasto, di questo patrimonio favolistico, tra le nostre comunità all’estero?
La prima volta che sono stata a fare ricerca in Brasile (1977), il patrimonio narrativo portato dall’Italia era ancora molto vivo, tramandato oralmente nei filò. Perciò ho avuto la fortuna di trovare tantissime fiabe e leggende. Anche nella zona di immigrazione italiana del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina una delle leggende più diffuse era proprio quella del Mazarol/Salvanel, Sanguanèo. La presenza della foresta ha evidentemente facilitato la trasmissione di questa leggenda, che talvolta si sovrappone a racconti simili diffusi tra i gaùchos come quello del Saci Pererê. Rispetto all’Italia, le persone rapite dal Mazarol/Salvanèl venivano talvolta ritrovate in cima a un’araucaria. Alcuni mi hanno raccontato di averlo visto cavalcare di notte le cavalle nel potreiro (pascolo recintato). Al mattino erano esauste e avevano tutti i crini intrecciati. Approfondimenti su questo tema si trovano nei volumi Leggende e credenze di tradizione orale della montagna bellunese, a cura di D. Perco e C. Zoldan, Museo etnografico della provincia di Belluno, 2001.

Irene Savaris

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