Briciole di storia: “Franco Fiabane e il suo Cristo risorto”

Paolo Doglioni | 17 febbraio 2025 alle 16:20 | 0 commenti

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Franco Fiabane (1937-2015) fu un artista che portò la sua arte in Italia e nel mondo; basti pensare alla Madonna “Regina delle Dolomiti” in Marmolada, benedetta il 26 agosto 1979 dal Papa Giovanni Paolo II e riprodotta, come copia, sulla sommità delle Ande Argentine.
Numerose sono le sue opere nel territorio bellunese: da “Gli Alpini” sull’omonimo ponte a Belluno, alla “Via Crucis” presso il Santuario del Nevegal; dal monumento alle Vittime del Vajont a Fortogna di Longarone, al bassorilievo in ricordo della storia dell’emigrazione per l’Associazione Bellunesi nel Mondo finanziato dalla Famiglia Nord Reno Westfalia, per finire con il monumento agli Alpini di Castion e con moltissime altre opere che è impossibile elencare.

Franco Fiabane ebbe numerosi maestri che lo porteranno a sviluppare la sua arte oltre che su pietra e marmo anche con materiali come il bronzo e il legno, insieme a una notevole produzione di incisioni e disegni.
Proprio di legno è “Il Risorto”, una grande scultura collocata nella Chiesa di San Giovanni Bosco che raffigura il Cristo risorto con le braccia verso i fedeli.

Chi entra in chiesa rimante stupito e affascinato da questa opera tanto da chiedersi: come è stato possibile realizzare una così grande scultura in un unico pezzo?

La storia è curiosa: in una antica villa di Crocetta del Montello durante un grande temporale un cedro deodara che era cresciuto nel giardino per più di cento anni, a causa di un forte vento, venne sradicato e cadde a terra. Franco Fiabane, contattato, andò a prendere l’albero; doveva fare un Cristo Risorto e cominciò a progettarlo. Disse: «Volevo che la resurrezione fosse più spirituale possibile e che da questa semplicità uscisse l’espressione del volto e la generosità delle grandi mani. La piega centrale della veste, che nella parte inferiore è più marcata sfumando nella parte superiore all’altezza del petto, simboleggia la continuazione della croce, simbolo del suo estremo sacrificio».

Si racconta che una delle difficoltà nel lavoro fu il forte profumo che il legno sprigionava e difficile fu la ricerca di creare un’opera senza assemblaggi, unica, utilizzando parte delle radici per fare le braccia.

Alla fine è stato realizzato un capolavoro con l’enorme Cristo Risorto che sembra voglia abbracciare tutti i fedeli in un messaggio di altissima spiritualità, spiritualità che Franco Fiabane trasmetteva in tutte le sue opere.

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