Pietro Pagello. Un bellunese esemplare

Paolo Doglioni | 03 febbraio 2025 alle 16:37 | 0 commenti

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La pubblicazione del libro “1834 Due vite si incontrano – Ricerca su George Sand e Pietro Pagello” ha ottenuto un buon gradimento dal pubblico e questo è motivo di soddisfazione, perché l’intero ricavato sarà devoluto ad un service del Rotary Club che ha come scopo il sostegno del turismo in provincia di Belluno.

Lasciando da parte George Sand (alias Aurore Dupin) di cui si è scritto moltissimo, è giusto riportare alcune testimonianze sul dottor Pietro Pagello, bellunese d’adozione, che nei suoi sessantuno anni di vita in città ha lasciato di sé un ricordo positivo sia come medico, sia come letterato , poeta, naturalista e patriota.

Il dottor Luigi Zacchi, medico del XIX secolo, abitante in Via Santa Maria dei Battuti, così scrisse di Pagello, medico e scienziato nel campo della chirurgia, ostetricia e ortopedia: “ A Belluno chi non conosceva il dottor Pietro Pagello? Chi incontrando per via questo vegliardo simpatico, dalla fisionomia bonaria, dall’aspetto sempre lieto e sorridente non lo salutava quasi con gioconda sorpresa, col segno più espansivo e cordiale? Pei buoni Bellunesi quest’uomo eminente, che prestò l’opera sua a due generazioni consecutive con zelo di apostolo e con amore di scienziato, rappresentava qualche cosa d’indispensabile e di sacro, onde la sua morte fece battere di commozione tutti i cuori e segnò un lutto generale.”

Pagello fu anche poeta e letterato, famosa la sua “Barcarola” dedicata alla Sand, ma qui è forse meglio ricordare la poesia che dedicò a Zoe Montini, futura sposa di suo figlio Giusto, medico pure lui a Belluno.

“Come notturna fiaccola/che fra i rami ammiccante/ravviva il mesto spirito/di stanco viandante/e lo consola al termine/ del lungo suo sentier,/ così te, Zoe, per l’ultimo/ tempo del viver mio/travedo come l’Angelo/che mi consegna a Iddio,/ed un tramonto placido/s’affaccia al mio pensier”

Pagello fu anche fervente patriota nei moti del 1848 e cercò in ogni modo di salvare dal patibolo l’amico Jacopo Tasso che in una ultima lettera ai famigliari scrisse:

“ … Voi però non venite a Treviso, ciò io stimo inutile e non voglio. Ringraziate ancora Pagello Pietro, che solo oggi seppi quanto fece per me”.

Il dottor Feliciano Vinanti , sindaco di Belluno e fondatore della locale sezione del CAI scrisse di Pagello come ittiologo e naturalista: “Chi ha avuto la fortuna di avvicinare e conoscere quell’ uomo venerando che era Pietro Pagello, non so se più doveva ammirare in lui la larghezza straordinaria di cultura o la versatilità dell’ingegno altissimo, o la squisita cortesia dell’animo. Era un valente ed appassionato ittiologo.”
Vinanti racconta che andandolo a trovare, Pagello gli fece vedere un pesce conservato in alcool, un Pagellus erythrinus, e ridendo disse:

“Sa? Ho potuto arrivar a capire il perché mi prese tanto amore pei pesci. È questione di sangue: ho trovato il capostipite della mia genealogia, e non ho ormai dubbio alcuno: io discendo da un pesce che però non so se sia nobile o plebeo, bisogna dire che io sia la trasformazione, forse transitoria della specie: può darsi che ritorni pesce”.

Pagello fu un uomo di spirito ed arguzia, ma anche amante della botanica, mineralogia e zoologia e in particolare della conchiliologia fossile di cui possedeva una apprezzabile raccolta.

Vinanti conclude che questo venerando e illustre uomo è sceso ora nella tomba, ma il suo nome e la sua memoria resteranno sempre scolpiti nell’anima di quanti hanno il senso del bello, del buono e del vero.

Paolo Doglioni

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