Denatalità e immigrazione nel Bellunese

Paolo Doglioni | 28 dicembre 2024 alle 02:22 | 0 commenti

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Le trasformazioni demografiche e migratorie rappresentano alcuni dei cambiamenti più straordinari della storia contemporanea. Il passaggio dal regime demografico tradizionale, comune a tutte le società agrarie del passato, a quello attuale, si è realizzato in tempi e modi diversi tra il Nord e il Sud del mondo. Questo ha provocato l’esplosione demografica del Novecento e ha innestato, negli anni 2000, il preoccupante invecchiamento della popolazione mondiale nel Nord del mondo, determinando differenze significative tra le migrazioni del passato e quelle attuali.

Le statistiche documentano che, nei paesi del Nord, la percentuale di popolazione urbana è salita dal 10% al 50%, il numero di figli per donna è diminuito di due o tre volte, la durata media della vita è raddoppiata e la popolazione è sempre più anziana. Oggi, la Cina e l’India ospitano oltre un terzo della popolazione mondiale, mentre l’Africa registra una crescita demografica sempre più significativa. Nel 2021, il 29% dei bambini nel mondo è nato nell’Africa sub-sahariana, e si prevede che entro il 2100 questa percentuale aumenterà fino al 54%.
In futuro, quando la popolazione dei paesi evoluti diminuirà, il ricorso all’immigrazione diventerà necessario per sostenere la crescita economica. Stiamo affrontando un cambiamento sociale sconcertante: la popolazione mondiale si è quintuplicata in soli 100 anni.
Passiamo ora alla demografia in Italia. Nel 1861, la popolazione era di circa 26 milioni. Per circa un secolo, esclusi i periodi bellici, il ritmo di crescita annuo si è mantenuto sullo 0,65%. Nel 1861, la mortalità infantile rappresentava quasi la metà dei decessi totali e il 40% dei bambini non raggiungeva il quinto anno di vita. L’aspettativa di vita era di circa 40 anni.

All’inizio del 2023, l’Italia contava circa 59 milioni di abitanti, ma a marzo 2024 il numero è sceso a 58,7 milioni, nonostante i 5 milioni di stranieri residenti. L’Istat prevede che entro il 2050 la popolazione sarà di 54 milioni, con la fascia di età più numerosa tra i 75 e i 79 anni. Nel 1971 c’era un anziano per ogni bambino sotto i sei anni; oggi, ci sono 5,4 anziani per ogni bambino. L’Italia ha uno dei tassi di natalità più bassi al mondo: nel 2023 il numero medio di nascite per donna era di 1,25, mentre nel 2010 era di 1,46. Per evitare la denatalità, sarebbe necessario un tasso di 2,1. Da oltre 20 anni, malgrado l’arrivo di stranieri, l’Italia è in denatalità.

L’agenzia di rating Moody’s avverte che la crisi demografica porterà a un aumento del livello di debito: più anziani comportano più costi per la sanità pubblica e difficoltà per i fondi pensionistici.

In provincia di Belluno, secondo l’ufficio studi della Camera di Commercio, non c’è futuro senza flussi migratori. Le proiezioni dell’Osservatorio indicano che, entro il 2031, la Provincia potrebbe perdere altri 7500 abitanti, ma in assenza di flussi migratori la contrazione potrebbe arrivare a 13000, con uno spopolamento totale delle zone alte o periferiche.

Per ripopolare l’Italia e il Bellunese, è necessario adottare rapidamente alcune azioni:

  • Attirare e integrare giovani stranieri con famiglia, offrendo corsi di formazione.
  • Aiutare le coppie ad avere figli, migliorando il welfare, fornendo asili nido, estendendo il tempo scuola e agevolando le madri lavoratrici.
  • Ridurre la dispersione scolastica e programmare cicli di studio utili e spendibili.
  • Per il Bellunese, riconoscere un benefit a chi opera in zone montane, sia con attività imprenditoriali che professionali di vario tipo. È fondamentale garantire servizi adeguati.

Infine, è in corso la sottoscrizione di un protocollo tra Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio nazionale, e Oscar De Bona, presidente di UNAIE (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigranti), per trovare nuove strade per reperire manodopera da tutto il mondo.

Paolo Doglioni

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