Insegnamenti a tavola. Dal XIII secolo ai giorni nostri cosa è cambiato?

Paolo Doglioni | 20 dicembre 2024 alle 15:21 | 0 commenti

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Il 31 marzo abbiamo festeggiato la Pasqua e di conseguenza come d’abitudine, grandi pranzi in famiglia.
Pranzi che avvenivano anche nel XIII secolo, per questo un frate terziario dell’ordine degli Umiliati, Bonvesin de la Riva scrisse “De quinquaginta curialitatibus ad mensam” un testo in volgare, con cinquanta cortesie da rispettare in tavola.
Matteo Noja, un appassionato bibliofilo trasferitosi da Milano a Belluno da poco tempo, nel 2015 pubblicò questo testo. Si pensa utile riportare alcune parti.

IX cortesia: La cortesia novena sì è poco parlar et a tenir pos quello k’el ha toleggio a far: ke l’hom, tanfin k’el mangia, s’el usa trop a dire, le fragore fò dra boca sovenzo ghe po’ inxire.
La nona cortesia è parlare poco e badare a ciò che si sta facendo: perché all’uomo che parla troppo mentre sta mangiando, spesso possono uscire briciole dalla bocca.

XVI cortesia: La sedesena apresso sì è con veritae: no sorbir dra boca quand tu mangi con cugial. Quel hom e quella femena k’entro cugial forfolia, fa sì com’fa la bestia ke mangia la corobia.
La sedicesima è una verità: Non risucchiare quando mangi col cucchiaio. Quell’uomo e quella femmina che lo fanno, si comportano come una bestia che mangia il pastone.

XVII cortesia: La dexsetena apresso sì è: quand tu stranudhi on k’el te prende la tosse, guarda com’tu te lavori. In l’oltra parte te volze, de cortesia impensa, azò ke dra saliva no zese sor la mensa.
La diciassettesima poi è: quando starnutisci o quando ti coglie la tosse, attenzione a come ti comporti. Sii cortese, voltati dall’altra parte, affinchè la saliva non cada sulla tavola.

XXXII cortesia: L’oltra ke ven è questa: le toe man sian nete, ni li die entre orege ni ‘l man sul cò di’ mette. No dex a l’om ke mangia, s’el ha ben nudritura, a berdugar co le die in parte o sia sozura.
L’altra che viene è questa: le tue mani siano pulite, e non mettere le dita nelle orecchie né le mani sulla testa. L’uomo che mangia, se è educato, non deve frugare con le dita in parti sporche.

XXXIII cortesia: La terza pos le trenta: non brancorar co le man, tanfin tu mangi al desco, ni gatorin ni can: no lese a l’homo cortese a brancorar li bruti co le man co le que el toca i apparegiai condugi.
La trentatreesima: finchè sei a tavola, non accarezzare con le mani gatti o cani. All’uomo cortese non è permesso toccare gli animali con le mani con cui tocca i cibi in tavola.

XXXV cortesia: La quinta pos le trenta: tu no te dì lenze le die, le die, ki le caza in boca, en brutamente furbie. Quel hom ke se caza in boca le die impastruliae, le die non èn plu nete, anze èn plu brutezae.
La trentacinquesima: non devi leccarti le dita; chi le mette in bocca le pulisce male. Chi mette le dita impiastricciate in bocca non le pulisce, anzi le sporca maggiormente.

XLIX cortesia: La cortesia seguente è: quando tu he mangiao, fa sì ke Iesù Criste ne sia glorificao. Quel ke receve servisio d’alcun so benevoliente, sed el non lo rengratia, ben è desconoscente.
La cortesia seguente è: quando hai mangiato, rendi gloria a Gesù Cristo. Colui che riceve un piacere da chi gli vuol bene, se non lo ringrazia, è irriconoscente.

Quello che Bonvesin de la Riva scrisse ottocento anni fa potrebbe essere riproposto ancor oggi… poco cambia nel modo di comportarsi a tavola civilmente.

Paolo Doglioni

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