Belluno ed il suo territorio non smettono di sorprenderci quando, dal cilindro magico di manifestazioni come il Premio internazionale dedicato ai “Bellunesi che onorano la provincia in Italia e nel Mondo”, escono autentiche eccellenze di nostri conterranei sparsi in tutto il mondo.
Nella maggior parte dei casi sono persone che, nel silenzio che contraddistingue chi veramente vale, hanno raggiunto alti livelli di responsabilità ed occupano posti prestigiosi nelle più svariate professioni. Accanto ad essi taluni, proprio per le caratteristiche della loro attività, già erano emersi alla ribalta, ma lo hanno sempre fatto con spirito di servizio, dedizione, impegno tutti impiegati a favore della comunità. In altre pagine di questo giornale il resoconto della cerimonia della 24a edizione del Premio, tenutasi a Seren del Grappa lo scorso 23 novembre, testimonia che l’iniziativa continua a scrivere pagine ricche di storie di talenti.
Questa iniziativa dovrebbe inorgoglire pure i Bellunesi residenti che, nelle pieghe del Premio alle persone meritevoli, dovrebbero inserire anche il proprio ringraziamento a chi continua a tenere alto il nome di Belluno nel mondo. Abbiamo usato il condizionale, perché non sempre la madrepatria è vigile e riconoscente verso coloro i quali la onorano con il lavoro, l’impegno e la sana condotta civile.
Se il Premio costituisce gratitudine, essa è però vissuta in modo “tiepido” a causa di uno dei mali atavici che affliggono il Bellunese, ovvero l’eterno “vizio” di sottovalutarci, accompagnato troppo spesso anche dal piangersi addosso. Tutto ciò frena ogni tentativo di accettare le sfide del tempo che passa usando indomita fierezza, consapevolezza delle proprie forze, orgoglio di quanto ci ricorda il nostro passato e ferma speranza per il futuro. Ogni anno con il loro esempio i premiati ci confermano che questa è una sacrosanta realtà.
Se vogliamo proseguire in questa, che a taluni apparirà troppo spietata analisi, possiamo anche dire che i Bellunesi arrendevoli e non fiduciosi della propria forza dovrebbero guardarsi attorno con sincerità di giudizio e dire a se stessi: «La sorte ed il Padreterno ci hanno gratificati di un ambiente naturale rigoglioso e invidiabile. Il resto compete a noi, ovvero alla nostra capacità di ricambiare il dono che ci troviamo nelle nostre mani sfoderando quanto di meglio sappiamo fare per metterci a disposizione della comunità in un virtuoso processo di crescita». Proprio ciò hanno fatto e continuano a fare i premiati dei quali abbiamo parlato su queste colonne.
Gli auguri di Buon Natale quest’anno non possono che essere un invito a scuoterci dall’atavico torpore per mettere in campo quanto di più valido abbiamo. Ci aggiungiamo anche gli auguri per il Nuovo Anno che dura ben più del 25 dicembre. Il patto è chiaro: non deve esserci nemmeno un giorno di tregua se vogliamo che Belluno ed il suo territorio sappiano assicurarsi un futuro migliore di quello che certe Cassandre dipingono con spirito nichilista.
Dino Bridda, direttore responsabile “Bellunesi nel mondo”




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