Il Carnevale delle montagne venete rappresenta una tradizione affascinante e ricca di storia, che affonda le sue radici in secoli di cultura popolare. La Biblioteca delle Migrazioni Dino Buzzati, in occasione delle festività di Carnevale, consiglia la lettura del libro Mata, la tradizione popolare e gli straordinari personaggi dei Carnevali arcaici delle montagne venete di Gianluigi Secco, edito da Belumat Editrice nel 2001. Un’opera che esplora la storia e l’evoluzione di alcune delle mascherate più tipiche di queste terre, oggi in parte dimenticate, ma che meritano di essere riscoperti. In questo articolo, vi invitiamo a leggere il libro, disponibile per il prestito tramite il servizio di interprestito attivo, sfogliando alcune pagine dedicate ai tipici carnevali delle Dolomiti.
Le Mascherate di Colle Santa Lucia in Val Fiorentina
Uno degli esempi più affascinanti di Carnevale nelle valli venete è quello di Colle Santa Lucia, dove i Laché sono i protagonisti indiscussi delle mascherate. I Laché, che richiamano la figura di Arlecchino e dei pagliacci del Comelico, si contraddistinguono per un abbigliamento caratteristico: sette fazzoletti da donna colorati cuciti agli indumenti di base e pantaloni corti, oltre a due calze di colore differente, solitamente rosa e bianche. Il personaggio del Laché danza con grazia, spesso a tempo di musica, e partecipa insieme ad altri personaggi tipici come lo Scapolone, soprannominato “Il Cerca Mòlie”, la vecchia e il vecchio litiganti, il dottore e il malato. Queste mascherate si svolgevano il Giovedì Grasso e si concludevano con la distribuzione di confetti e frittelle farcite (grafogn). Il corteo, che si fermava in diverse frazioni come Codalonga, Pian e La Costa, rappresentava una tradizione che, purtroppo, è ormai in disuso. Le mascherate di Colle Santa Lucia risalgono agli anni Trenta e Sessanta del Novecento, ma il loro ricordo continua a vivere nelle testimonianze storiche e nel libro di Secco.
Il Carnevale a Zoldo: le tradizioni di Forno e Fornesighe
Il Carnevale di Zoldo, particolarmente a Forno e Fornesighe, è un altro esempio di come la tradizione carnevalesca fosse radicata nelle comunità venete. Fino alla Prima Guerra Mondiale, il Carnevale a Forno veniva celebrato con grande entusiasmo, con la raccolta di uova e burro durante il Martedì Grasso e la preparazione di una cena con il ricavato della questua. A Fornesighe, la maschera più importante era la Gnaga, un personaggio che dava origine a un’espressione carnevalesca ancora oggi in uso: “Andà a fà la Gnaga”. In queste mascherate, il gruppo di personaggi comprendeva gli sposi, la nèna (la balia), il pòpo (il bambino) e il dotor (il dottore), interpretati da uomini anche nelle vesti femminili. Un elemento caratteristico di queste tradizioni era l’intaglio delle maschere, tipiche della scuola zoldana, ancora oggi apprezzate per la loro bellezza artigianale.
Il Carnevale di Sappada: la diversità dei riti
Il Carnevale di Sappada, noto anche come Plodar Wosenocht, è una delle manifestazioni più singolari della regione. Questo carnevale, che si celebra nelle tre domeniche precedenti la Quaresima, è particolarmente interessante per la sua varietà di riti e maschere. I Ròllate, i personaggi principali del Carnevale Sappadino, si vestono in modo diverso ogni domenica: nella prima domenica, conosciuta come la “domenica dei poveri”, i Ròllate indossano abiti rovinati, mentre l’ultima domenica è quella più festosa, caratterizzata da una maggiore allegria e colori vivaci. Le maschere sappadine sono più grandi e coprenti rispetto a quelle del Comelico, con l’obiettivo di nascondere l’identità di chi le indossa. Nato come un fenomeno locale, il Carnevale Sappadino è oggi uno dei principali eventi culturali e turistici di Sappada, con i suoi festeggiamenti che attirano visitatori da tutto il mondo.
Il Carnevale di Canale d’Agordo: la Zinganèsta
A Canale d’Agordo, il Carnevale è caratterizzato dalla celebrazione della Zinganèsta, una figura femminile che, con i suoi abiti sfarzosi, porta abbondanza e prosperità. La Zinganèsta appare alla fine del XIX secolo come un’innovazione nella tradizione carnevalesca locale. La figura di questa donna, che durante il pomeriggio offriva vino caldo ai personaggi come i Laché e i Matiéi, rappresenta l’evoluzione della tradizione che con il tempo ha dato vita ad una nuova figura femminile, rispondendo al cambiamento dei costumi sociali. La musica, con il valzer e la polka, ha un ruolo centrale nelle danze della Zinganèsta, che si conclude con una grande festa collettiva. Nel 1890, Eduardo Casal scrisse un articolo sulla storia della Zinganèsta, documentando la sua importanza nella cultura locale.
Conclusioni
Le mascherate del Carnevale delle montagne venete rappresentano un patrimonio culturale ricco e affascinante, che unisce tradizione, storia e creatività popolare. Nonostante molte di queste tradizioni siano oggi in disuso, è fondamentale riscoprirle e preservarle, come ci invita a fare Gianluigi Secco nel suo libro Mata. La Biblioteca delle Migrazioni Dino Buzzati, con il servizio di interprestito, offre l’opportunità di approfondire queste storie affascinanti, invitando tutti a riscoprire il Carnevale delle nostre montagne.




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