Sapori aztechi. La cucina dei nativi e gli alimenti donati al Vecchio Continente

Sara Balcon | 24 febbraio 2025 alle 09:53 | 0 commenti

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A partire dal 15 marzo 1493, l’Europa subì una grande trasformazione, quella che interessò gli alimenti, che sbarcarono nel porto spagnolo di Palos, assieme a Cristoforo Colombo. Indigeni e pappagalli variopinti accompagnavano la cornucopia ricolma di frutti esotici, tabacco e oro che lo stesso Colombo portò di fronte a Ferdinando II d’Aragona e Isabella I di Castiglia, i sovrani spagnoli dell’epoca.
Il Nuovo Mondo veniva presentato come una terra di tesori e di novità, che riguardavano anche il cibo, che iniziò, da subito, a suscitare curiosità per la sua stranezza nell’aspetto e nel sapore. Ben presto però le spedizioni verso l’interno del continente americano si dimostrarono più difficili del previsto e gli esploratori e i conquistatori europei dovettero fare i conti con privazioni e digiuni in una terra che diveniva sempre più ostile.

Il cibo e i rifornimenti furono uno dei maggiori problemi che gli esploratori dovettero risolvere per poter sopravvivere. Così gli spagnoli iniziarono a cibarsi anche di animali ripugnanti alla vista, ma rivelatisi buoni da mangiare: le iguane.
Gli stessi contatti con le popolazioni indigene favorirono la scoperta di nuovi alimenti da parte degli Europei, così come dimostra il banchetto che fu offerto, in nome dell’imperatore azteco Montezuma, al conquistador Cortés. Lo spagnolo e i suoi compagni, come raccontato da Díaz del Castillo, ebbero dunque la possibilità di mangiare diverse tipologie di insalata, tacchini e galline ripiene, teste di cervo, quaglie marinate, torte salate di quaglie e colombe, anatre, oche e alcuni fagottini di pasta ripieni di carne bianca, chiamati empanadas.

Altri cibi e sapori entrarono ben presto nelle abitudini alimentari degli Europei. Provenienti dal mercato della città di Tlatelolco (dove oggi sorge l’omonimo quartiere di Città del Messico) erano i fagioli, il peperoncino e le fave di cacao. Proprio il cacao conquistò rapidamente le corti del Vecchio Continente, consumato sotto forma di una squisita bevanda: la cioccolata.

Non si può dimenticare inoltre il granturco. Questo cereale, originario dell’America centrale e conosciuto già dal 3000 a.C., era chiamato mahís dalle popolazioni locali, poi tradotto in spagnolo maíz e quindi mais, in italiano. Considerato un dono divino, il mais era alla base dell’alimentazione degli indigeni messicani e veniva consumato sotto forma di focaccine, da solo o accompagnato da diversi condimenti. Questa pianta, portata direttamente da Cristoforo Colombo di ritorno dal suo primo viaggio nel Nuovo Mondo, si diffuse in Europa a partire dalla Spagna, per poi raggiungere la Francia meridionale e l’Italia settentrionale. All’inizio il granturco fu impiegato solamente come foraggio ma, a seguito delle carestie del XVIII e XIX secolo, venne introdotto anche nell’alimentazione umana: ecco dunque la polenta e i pop-corn.
Nella dieta azteca non mancava certo la carne. I volatili, nella cucina indigena messicana, venivano arrostiti e si trattava soprattutto di pernici, fagiani e tacchini. Proprio il tacchino era una delle carni più apprezzate dagli Aztechi.

Non solo i tacchini vennero portati nel Vecchio Continente. Anche l’avocado, l’ananas, il mango, la papaya, la vaniglia, la cannella, la senape, il curry, il coriandolo, i chiodi di garofano, la paprika, la zucca, le zucchine, la patata, i pomodori, il pesce gatto, la trota iridea e il persico trota, oggi presenti nelle nostre tavole sono sbarcati in Europa assieme agli esploratori e ai conquistatori provenienti da un nuovo mondo che all’epoca non aveva un nome e che tutti abbiamo poi iniziato a conoscere come America.

Sara Balcon

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