Quando ero bambino leggevo molti fumetti. Ogni settimana ricevevo un albo di Topolino con le avventure dei personaggi creati da Walt Disney. Fondamentali, per me, furono le figure di Archimede Pitagorico ed Eta Beta che, con il loro ingegno, risolvevano tutti i problemi. Mi ricordo in particolare di un episodio in cui era presente un apparecchio elettronico che serviva a parlare e capire tutte le lingue, anche quelle degli extraterrestri. Avrei voluto averlo io quell’aggeggio per comunicare senza problemi con le bambine straniere che incontravo durante le vacanze al mare.
Con l’adolescenza i miei interessi cambiarono e iniziai a seguire anche le gesta dei supereroi. Mi immedesimavo in particolare con il lato debole, umano, di quei personaggi: il mite Bruce Banner che non vorrebbe mai arrabbiarsi e quando lo fa diventa un enorme mostro verde (Hulk) dalla forza spaventosa, il timido Peter Parker (l’Uomo Ragno) che si arrampica sui muri dei grattacieli per salvare la bella Jane Watson oppure il miope Cark Kent che diventa un superuomo semplicemente togliendosi gli occhiali per volare più veloce della luce verso Lois Lane in pericolo.
Fumetti, dunque! Letteratura minore! Roba per bambini! O per adulti che si rifiutano di crescere!
E che cosa dire dei supereroi? Gente socialmente disadattata che sfoga le proprie frustrazioni sfasciando tutto! Oppure idealisti senza speranza!
«Oh, come piacerebbe imparare le lingue in un secondo. Ascolto una piccola frase in una qualsiasi lingua e il mio cervello ne assorbe in un battibaleno tutto il lessico e la grammatica», mi ha detto un giorno Irina con il suo tedesco dall’accento misto slavo-italiano.
Irina è una donna di origine ucraina che è arrivata in Italia quando era bambina. Cresciuta bilingue con il russo e l’ucraino, si è trovata all’improvviso in un mondo sconosciuto, tra gente che parlava un’altra lingua per lei incomprensibile. In classe era lei l’unica straniera e glielo hanno fatto pesare, vessandola in vario modo.
Nonostante le difficoltà iniziali, Irina è riuscita a imparare velocemente l’italiano, con ottimi voti, e ha frequentato con successo il liceo classico. L’inglese, il greco antico e il latino non erano un problema per lei, visto che cognitivamente è predisposta all’apprendimento naturale delle lingue. È questo il suo superpotere che la rende così speciale rispetto agli altri compagni di scuola italiani.
Dopo la maturità Irina ha deciso di fare un breve viaggio nella Svizzera tedesca dove ha conosciuto un coetaneo elvetico con cui parla inglese. La relazione tra i due è diventata, nel corso del tempo, una cosa seria e per questo motivo la giovane donna ha deciso di trasferirsi definitivamente oltre le Alpi, consapevole che avrebbe dovuto ripartire da zero. Quello che ha fatto in Italia, infatti, non conta più nulla. Adesso deve darsi da fare per imparare il tedesco e trovare un lavoro. E così si è iscritta a un corso di conversazione in tedesco dove insegno.
«Sarebbe veramente bello poter imparare le lingue come dici tu!», ho confermato con un sorriso.
«Certo! Insieme al tedesco potrei imparare senza problemi il dialetto svizzero tedesco che la gente di qui mi sta facendo odiare. Non sopporto quasi più nemmeno il mio compagno che continua a lamentarsi con me perché sbaglio la pronuncia di certe parole! Chuchi chäschtli… sembra una scatarrata!», il tono di Irina è un misto tra il divertito e l’irritato.
Beh, anch’io possiedo un superpotere: sono un linguista. E discutendo con Irina mi sono ricordato dei miei supereroi preferiti.
«Non ti preoccupare! Adesso ci sono qui io! Ti farò amare la lingua di Goethe e Dürrenmatt!», le ho detto con tono rassicurante. O forse ho sognato di dirlo, non lo so.
Dopo avermi guardato un istante, Irina si è alzata, mi ha stretto la mano e mi ha sussurrato «Grazie per avere ascoltato il mio sfogo. Buona giornata, professore!», in italiano.
E saper padroneggiare la nostra lingua è sempre un grande superpotere.


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