Il colore della memoria. Come l’arte ha raccontato il viaggio dei bellunesi

Luisa Carniel | 10 giugno 2026 alle 15:39 | 0 commenti

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Attraverso l’arte, uno dei più efficaci mezzi di espressione dell’animo umano, individui di diverse culture ed epoche hanno saputo raccontare eventi storici e trasmettere emozioni, pensieri, idee, oltre che mettere in luce la propria creatività ed il proprio estro comunicativo. In questo articolo si parlerà, sia di pittori emigranti o discendenti, sia di artisti che con i loro lavori hanno reso omaggio alla storia dell’emigrazione bellunese in Brasile.
Pedro Cechet nacque a Guaricanas, SC, nel 1894, settimo dei dieci figli di Giacomo Cecchet e di Maria Maddalena Conte emigrati da Vignui di Feltre nel 1876. Pedro è considerato uno dei più grandi artisti di arte sacra dello Stato di Santa Catarina, con decine di opere nelle chiese di Blumenau, Ascurra, Criciuma, Esperança, Rio do Sul. Il suo inconfondibile stile rivela una continua ricerca della perfezione nei dettagli e nelle forme, oltre ad una solida conoscenza della storia dell’arte e dell’iconografia cristiana. Secondo gli storici brasiliani egli dipingeva solo per l’amore per Dio e per l’arte, tanto da avere fama di essere “santidade em vita”.

Angelo Fontanive era originario di Taibon Agordino dove nacque nel 1901 ed emigrò in Brasile con la moglie Frida Decima quando aveva già compiuto la sua formazione presso l’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Nel Rio Grande si affermò come costruttore di importanti chiese e pittore murale degli interni con opere ispirate alle sacre scritture che rivelano una forte influenza neoclassica e conoscenza dei grandi artisti europei del passato. Tra le sue opere più significative figura lo “Sposalizio delle Vergine”, copia dell’omonimo di Raffaello Sanzio, realizzata per la chiesa “Nossa Senhora Purificaçao” di Putinga, RS, ma di più grandi dimensioni: raggiunge infatti i cinque metri di altezza ed è stata dipinta all’interno della cupola.

Toni Triches era originario di Sospirolo dove nacque nel 1866; partì con la sua famiglia per Alfredo Chaves nel 1891 e qui divenne famoso come scultore di arte sacra. Era definito un santaro, che va inteso come scultore amatoriale di santi: dotato artisticamente, ma senza una grande conoscenza teorica. Ancora oggi molte chiese di Veranopolis e delle zone limitrofe sono abbellite da crocifissi e statute di Triches realizzati perlopiù in legno di cedro, il preferito dall’artista. Toni Triches morì poco più che cinquantenne e per la sua tomba aveva già preparato un angelo chinato, anche questo di cedro, che si mantenne per oltre mezzo secolo.

Teodoro De Bona (1904-1990), figlio di Antonio e di Cesira Bertazzoni originari di Igne di Longarone, è considerato uno dei massimi esponenti della pittura paranense del Novecento. Dopo gli studi compiuti nella capitale Curitiba, De Bona fece la sua prima esposizione individuale già a 27 anni per sovvenzionarsi le spese per un soggiorno a Venezia e studiare presso l’Accademia delle Belle Arti, dove la sua formazione durò circa sei anni. Realizzò tantissime tele, in particolare paesaggi ma anche ritratti, e partecipò a numerosi eventi e mostre sia in Italia che in Brasile, rivelando uno stile che sapeva ben congiungere la moderna creatività con il classicismo del passato. Fu premiato con diversi riconoscimenti, tra i quali la cittadinanza onoraria di Curitiba e, nel 1983, il titolo di cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

João Bez Batti è discendente di Luigi e di Domenica Mazzucco, anch’essi originari da Igne di Longarone, emigrati ad Urussanga, SC, nel 1907; vive ed opera a Bento Goncalves, RS, ed è definito “il poeta delle pietre” per la sua capacità di esaltare i materiali utilizzati, in particolare il basalto, dando loro forme armoniche e altamente espressive, siano esse figure umane o elementi della natura.

I prossimi due artisti non sono emigranti ma hanno dedicato parte del loro lavoro al mondo dell’emigrazione, in particolare a quella in Brasile.
Ad Augusto Murer (1922-1985), artista di Falcade considerato uno dei più importanti scultori italiani del Novecento, fu affidata la realizzazione delle tre porte di bronzo della chiesa di San Pellegrino a Caxias: per introdurre la sua grande opera dobbiamo riprendere il viaggio della delegazione feltrina nel Rio Grande do Sul di cui abbiamo parlato nell’ultimo articolo. In quell’occasione infatti, durante una visita alla chiesa, l’allora parroco Giordani espresse l’intenzione di far realizzare il portale commemorando i primi colonizzatori e fu don Giulio Perotto a sottoporgli il nome di Murer: presi i primi contatti, discussi i soggetti, l’artista lavorò ai bozzetti un paio di anni e poi ne servirono altri tre per completare materialmente l’opera e spedirla a Caxias, dove fu realizzata in bronzo ed inaugurata il 29 ottobre 1983. Sono molti gli elementi presenti nelle tre porte: in quella centrale, la principale, spiccano le vicende legate alla partenza, al viaggio per mare, alla costruzione dei primi ripari, all’inizio di una nuova vita ed è nella realizzazione dei corpi che Murer sa esprimere con efficacia i sentimenti che hanno accompagnato gli emigranti: la disperazione, la sofferenza, la fatica, ma anche la voglia di resistere, la tenacia, il coraggio. Le due porte laterali celebrano l’una la famiglia e l’amore, l’altra la proprietà conquistata che rappresentano la storia attuale dei discendenti dei primi emigranti.

Il pittore feltrino Gian Antonio Cecchin, tra l’altro autore del logo di questa serie di articoli, collabora da circa vent’anni con diverse municipalità brasiliane (la prima, nel 2007, fu a Marau, RS) ed è stato protagonista di importanti progetti culturali di valorizzazione della storia dell’emigrazione veneta in Brasile, tanto che nell’imponente opera in tre volumi “150 Anos de Imigração Italiana no Rio Grande do Sul” gli è stato dedicato un capitolo che richiama i due grandi eventi a cui ha partecipato: “Merica Merica” e “Merica Merica 2”. Il primo, del 2015, ha visto Cecchin cimentarsi in nove opere in altrettanti centri riograndensi con murali raffiguranti momenti legati alla storia e alla vita della comunità; tre anni più tardi i murali realizzati furono tredici, con un fitto calendario di lavoro che prevedeva la realizzazione dell’opera concordata, magari con l’incontro di scolaresche e personaggi locali, l’inaugurazione a cui seguiva lo spostamento alla tappa successiva, il tutto in due intensi mesi. Colore, coralità di scene di vita familiare e contadina, richiami alle zone di origine bellunesi e alla natura selvaggia del luogo contraddistinguono questi murali di Cecchin che diventano un racconto collettivo, una narrazione che affianca gesti antichi e ricordo del passato. A chi chiede all’artista cosa gli rimane delle esperienze brasiliane, Gian Antonio risponde che “… non è tanto la soddisfazione per le opere realizzate, quanto i rapporti personali che si sono instaurati, è quel calore umano di cui sei stato circondato che ti fa venir voglia di ritornare in Brasile”.

Nella foto particolare – “La partenza”, particolare della porta centrale della chiesa di San Pellegrino a Caxias; litografia di Augusto Murer. Sotto -Particolare de “O casamento da Virgem” di Angelo Fontanive, Putinga, RS

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