Professionisti della strada sotto scacco: il caro diesel divora i guadagni nonostante i tagli

Redazione | 23 marzo 2026 alle 23:33 | 0 commenti

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L’emergenza prezzi ai distributori non si ferma. Nonostante le recenti misure varate dal Governo per contenere gli aumenti dei carburanti, la situazione per chi lavora quotidianamente al volante resta critica. Secondo le ultime rilevazioni dell’Ufficio Studi della CGIA, dall’inizio del 2026 il prezzo del diesel è aumentato del 20,9%, segnando un rincaro di 34 centesimi al litro.

Il peso economico sui mezzi pesanti

L’impatto sui bilanci aziendali è immediato e pesante. Per un autocarro con massa inferiore alle 7,5 tonnellate, un singolo pieno costa oggi circa 172 euro in più rispetto alla fine dello scorso anno. Proiettando questo dato su base annua, si stima un aggravio complessivo di circa 12.350 euro per ogni singolo mezzo.

Per le imprese di autotrasporto, il gasolio rappresenta una voce di spesa difficilmente comprimibile, arrivando a incidere mediamente per il 30% sui costi operativi totali.

Non solo autotrasporto: taxi e agenti di commercio in bilico

La morsa dei rincari colpisce una platea vastissima di circa 306.800 attività in Italia. Oltre ai trasportatori di merci, ci sono migliaia di “professionisti della strada” che non possono limitare l’uso del mezzo:

  • Agenti di commercio: la categoria più numerosa, con oltre 203.700 professionisti che trascorrono la giornata al volante.
  • Taxisti e NCC: circa 31.500 operatori che si trovano in una posizione di estrema fragilità, poiché le loro tariffe sono regolate dai Comuni e non possono essere adeguate liberamente ai costi del carburante.
  • Bus turistici: un settore già provato che deve affrontare l’instabilità dei bilanci aziendali.

A questo scenario si aggiunge il boom dei costi per la mobilità elettrica: negli ultimi venti giorni, ricaricare un mezzo “green” per le consegne dell’ultimo miglio è passato da 70 a 100 euro, segnando un aumento del 43%.

La geografia dei rincari: i numeri per regione e provincia

La pressione economica si concentra soprattutto nelle regioni con la maggiore densità di imprese di trasporto e servizi. La Lombardia guida la classifica nazionale con quasi 50.000 attività colpite, seguita dal Lazio e dal Veneto, entrambe vicine alle 30.000 unità.

RegioneSedi imprese interessateIncidenza su economia reg.
Emilia Romagna27.5447,17%
Marche9.3577,15%
Veneto29.1057,03%

A livello provinciale, le aree metropolitane di Roma (22.676 imprese), Milano (19.438) e Napoli (15.857) registrano i volumi più alti. Tuttavia, in termini di incidenza sul totale delle imprese locali, spicca Bologna con l’8,70%, seguita da Ancona e Padova.

L’appello: serve un intervento dell’Unione Europea

Per la CGIA, le misure nazionali da sole non possono bastare a garantire la sostenibilità del settore nel lungo periodo. Poiché in Italia circa l’80% delle merci viaggia su gomma, il caro carburante rappresenta un fattore di instabilità per l’intera economia reale. L’auspicio è un intervento coordinato a livello europeo che permetta di ridurre stabilmente la pressione fiscale sui prodotti energetici, tutelando così i margini di chi garantisce la continuità dei rifornimenti nel Paese.

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