Anna Rech e gli altri. Il loro contributo a rendere grande il Brasile

Luisa Carniel | 24 febbraio 2026 alle 15:31 | 0 commenti

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L’obiettivo a cui mira un emigrante è sempre quello di migliorare la sua posizione, in particolare quella economica, per sé ma soprattutto per la sua famiglia, per dare un futuro migliore ai suoi figli. Accanto a molte storie di emigrazione che hanno portato pochi frutti, se non drammi, ve ne sono tantissime di grande riscatto sociale o comunque di persone che hanno lasciato un segno indelebile nella comunità in cui hanno vissuto. In questo articolo ne citiamo alcuni, toccando diversi luoghi della nostra provincia, ma gli esempi sarebbero numerosissimi.

Parlando di emigrazione in Brasile, non si può non citare la storia, peraltro molto conosciuta, di Anna Pauletti di Pren di Feltre, che dopo essere rimasta vedova del marito Osvaldo Rech, nel 1876 si imbarcò per il Brasile con i sette figli, dei quali due disabili. La straordinarietà della sua vicenda, oltre a quella umana di coraggio e determinazione, è che il suo nome, evoluto nel Rio Grande in Ana Rech, è diventato il toponimo di un sobborgo di Caxias, identificato nel luogo in cui Anna aveva il suo piccolo emporio che ha dato da vivere a sé e alla sua numerosa discendenza.

Giacinto Tasso nacque a Longarone nel 1867; a 24 anni emigrò nello Stato di Santa Catarina, dove si seppe distinguere presto come uomo intraprendente e inserito in varie attività commerciali. Nel 1910 divenne rappresentante consolare della regione; a lui è stata intitolata una strada di Laguna.

Giovanni De Mio (1879-1971) era originario di Falcade; emigrò a sette anni con i genitori e la sorella Maria, stabilendosi a Curitiba. È considerato uno dei maggiori architetti del Paranà, attività che esercitò da autodidatta e con grande forza di volontà e passione, realizzando, tra l’altro, chiese quali quelle di Umbará, Santa Terezinha, Nostra Signora della Misericordia e Nostra Signora Aparecida.
Filippo Tapo era un trovatello dell’Istituto degli esposti di Belluno, dove vi arrivò nel 1862; fu subito adottato dalla famiglia di Luigia e Bortolo Fagherazzi di Trichiana. Alla morte del marito, Luigia prese con sé il giovane Filippo, allora diciassettenne, ed emigrò nella zona di Bento Gonçalves raggiungendo una figlia già emigrata là. Uomo volenteroso e instancabile lavoratore, Filippo, che volle poi assumere il cognome della famiglia affidataria, conseguì presto una solida base economica diventando proprietario di un avviatissimo negozio di svariati generi, nonché di una segheria e di un mulino; fu inoltre agente bancario, giudice distrettuale e consigliere comunale.

Ferdinando Burigo Spezier era originario di Soverzene, da dove emigrò nel 1878 con la moglie Teresa ed il figlio Giuseppe per stabilirsi nella zona di Rancho dos Bugres, Santa Catarina. Come la maggior parte degli emigranti, iniziò come agricoltore diventando però presto commerciante specializzato nella preparazione dello strutto e di altri prodotti di derivazione suina. Fu proprietario di diversi negozi che lasciò in gestione ai figli. Dopo la morte della moglie rientrò nel Bellunese; fu uno dei pochi casi di emigranti rientrati in patria dal Brasile.
Bortolo Balvedi (1872-1936) emigrò a 12 anni con la sua famiglia, originaria di Sospirolo, stabilendosi nella colonia Alfredo Chaves. Persona scaltra e avveduta, divenne un uomo d’affari di successo, aprendo una serie di attività con il cognato e compaesano Giovanni Mioranza. I campi erano i più svariati: dalla lavorazione delle pelli, alla ristorazione, alla distillazione di grappe, all’allevamento di bestiame. Nel 1912 tutta la famiglia Balvedi si spostò ad Erechim dove fondò l’industria di bevande Balvedi, che produceva birra e la famosa bibita “Laranjinha Balvedi”: questa azienda, una delle prime sia per nascita che per importanza, si rivelò fondamentale nella storia economica della regione.
Ad Urussanga una targa ricorda l’opera di Giovanni Battista Fontanella (1871-1954), originario di Pirago di Longarone: era maestro nella costruzione di grandi edifici, presenti ancora oggi in quella regione. Tra questi ricordiamo la chiesa parrocchiale di São José di Criciúma, quella di Santo Antonio di Rio Caeté, la chiesa Nossa Senhora da Conceição e l’Ospedale di Urussanga e la chiesa Nossa Senhora da Natividade di Cocal do Sul.

Michele Remor, che emigrò da Forno di Zoldo nel 1893 con la moglie Maria Fain Binda e i sei figli, fu pioniere e contribuì alla crescita di Rio Jordão dove fu il primo insegnante e catechista. Il primogenito Antonio fu vice console d’Italia e corrispondente del giornale Fanfulla di San Paolo, mentre il terzogenito Apollonio fu fondatore della prima cooperativa agricola di Nova Veneza.

Gino Battocchio (1872-1949), feltrino, dopo la laurea in Lettere e quella in Filosofia prestò qualche anno di insegnamento nella sua città natale, per poi accettare l’incarico di maestro-agente consolare a Bento Gonçalves, dove fu anche fondatore di un giornale e gerente di una banca. Il suo nome è legato alla diffusione della cultura e della lingua italiana nel Brasile meridionale, dove egli ha insegnato in diversi licei e ha collaborato per molti anni con la Dante Alighieri. Uomo di grande cultura, fu autore, sia in Italia che in Brasile, di diverse pubblicazioni e corrispondente per alcuni giornali italiani. Il colonnello e ingegnere Euclides Triches (1919-1994), il cui nonno Bortolo emigrò da Santa Giustina, fu sindaco di Caxias do Sul nei primi anni ‘50 e governatore del Rio Grande do Sul dal 1971 al 1975.

Mario Gardelin (1928-2019), discendente di emigranti di Arsié e Luis Alberto De Boni, i cui antenati erano originari di Pedavena, sono persone di riferimento nella cultura del Rio Grande do Sul, in particolare nella storia dei pionieri.
Sincero Zanella, originario di Lozzo di Cadore dove era nato nel 1918, dopo aver partecipato al secondo conflitto mondiale sul fronte greco albanese emigrò a San Paolo e qui fondò la sua azienda specializzata nella difesa anticorrosiva con quale realizzò i più importanti impianti industriali del Brasile. Dava lavoro a oltre 1500 dipendenti; per la sua laboriosità ricevette diversi encomi, tra cui il titolo di Commendatore della Repubblica Italiana.

Arlindo Itacir Battistel, discendente di emigranti di Fastro di Arsié, è un religioso e storico. È autore della serie di volumi “Assim vivem os italianos” e “Retratos da Colonia”, frutto di anni di ricerche e considerati tra i capisaldi in tema di emigrazione italiana nel Rio Grande do Sul.
Dietro ad ogni emigrante c’è una storia importante che non si ferma all’ambito familiare o locale: dal contadino al commerciante, dal muratore all’insegnante, ciascuno ha saputo contribuire con il proprio lavoro alla crescita delle nuove comunità che si andavano formando.

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