Viviamo in un’epoca in cui le transazioni economiche, anche di piccola entità, avvengono quasi esclusivamente tramite strumenti elettronici: carte, smartphone, bonifici. La moneta fisica viene utilizzata sempre meno, tanto che in molte parti del mondo sta quasi scomparendo dalla quotidianità. Ma come avvenivano i pagamenti nel passato? E quando è nata la moneta nel mondo occidentale? Lo storico Carlo M. Cipolla lo ha spiegato con chiarezza: le prime monete comparvero in Lidia, una regione del Medio Oriente, nel regno di Creso, tra il VII e il VI secolo a.C. Erano di metallo, inizialmente in argento, poi in elettro, una lega naturale di oro e argento. Servivano principalmente per pagare i mercenari, che a loro volta le impiegavano negli scambi commerciali.
In Grecia, la moneta più diffusa era la dracma, d’argento, il cui valore nominale corrispondeva al valore intrinseco del metallo. Le zecche erano controllate dalle varie città-stato, e le emissioni monetarie erano perlopiù in argento. Nell’antico Egitto, invece, non si usavano monete: tutto si basava sul baratto. Persino le tasse venivano pagate in natura. Fu Tolomeo, generale di Alessandro Magno, a introdurre il concetto di moneta nel III secolo a.C. in quei territori.
A Roma, fino al III secolo a.C., si praticava quasi esclusivamente il baratto. Per le transazioni di maggiore entità si utilizzavano pezzi di bronzo grezzo, il cui valore dipendeva dal peso e dalla qualità del metallo. L’autenticità era garantita da marchi ufficiali impressi dalle autorità. Solo con la Repubblica (221–118 a.C.) il sistema monetario si strutturò: il denario d’argento divenne la moneta di riferimento, con i suoi sottomultipli come il sesterzio, il dupondio e il semiasse. L’aureo, moneta d’oro, fu coniato in quantità limitate, ma anche il suo valore venne via via svalutato. L’imperatore Augusto riformò il sistema, centralizzando la produzione di monete d’oro e d’argento, lasciando al Senato il controllo delle monete di metallo meno pregiato. Tuttavia, le crisi economiche successive portarono a una costante perdita di valore.
L’ultima grande riforma romana fu introdotta da Costantino nel IV secolo, con la creazione del solido d’oro, del peso di circa 4,5 grammi, affiancato da sottomultipli come il follis. Questo sistema durò fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente, salvo per le monete auree, che continuarono a circolare con valore stabile.
Tra il 500 e il 1000 d.C., con il crollo dei mercati e dell’economia, anche la circolazione monetaria diminuì drasticamente. L’unica riforma importante fu quella di Carlo Magno, che nell’VIII secolo introdusse il denaro d’argento (denier), una moneta piccola, di circa 1,7 grammi, con una lega al 95%. A essa si affiancarono due monete di conto: il soldo, pari a 12 denari, e la lira (o libra), pari a 240 denari. Il peso della libra carolingia era di circa 409 grammi, quindi 409/240 ≈ 1,7 grammi per denaro.
Verso il 1250, con la ripresa dei commerci, si ricominciò a coniare monete d’oro, soprattutto per facilitare gli scambi con il mondo arabo, dove era diffuso il dinar. Le prime città a farlo furono Firenze e Genova. Nel 1284 anche Venezia introdusse il ducato, sotto il doge Giovanni Dandolo, con valore e titolo simili al fiorino fiorentino. Il ducato, poi noto come zecchino, aveva un costo di produzione (incluso il signoraggio) dello 0,9%. Per le monete di minor valore, il signoraggio era più alto in proporzione. Dal XIV al XV secolo, ogni regno o signoria iniziò a battere moneta propria, in oro, argento o rame, con nomi spesso locali: Angontano (Ancona), Alfonsino (Napoli), Ambrosino (Milano), Adlergrochen (Merano), Carrarese (Padova), Marchesana (Estensi e Gonzaga), Martino (Lucca), Pavese, Quartarola, Tredisino, Vernonese e molti altri.
Poiché il valore delle monete era dato dal metallo contenuto, alcuni truffatori raschiavano i bordi per ricavare polveri preziose, riducendo il valore reale. Per contrastare questa pratica si cominciarono a produrre monete con bordi zigrinati. La storia della moneta prosegue poi come la conosciamo, tra svalutazioni, sistemi bancari, riforme e valute internazionali, fino all’arrivo dell’euro, moneta unica adottata da gran parte dell’Europa.



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