Sulla presenza di discendenti dei nostri emigranti in varie parti del mondo si sono sempre sprecati fiumi d’inchiostro. Parliamo di “spreco” di tali narrazioni, perché, al di là del dato storico, non si è mai strutturato un rapporto che approdi ad applicazioni pratiche e durature, ad esempio, del legame Belluno-Brasile-Argentina. In tal senso in passato alcuni tentativi non ebbero la fortuna che ci si aspettava e tutto rimase nel quadro di un sogno visionario, ma mai realizzato.
A nuovo secolo e nuovo millennio inoltrati, auspice anche il fiorire di nuove mentalità sociali e culturali, ora sembra che quel “sogno” abbia imboccato la strada giusta, grazie ad un accordo con la Regione del Veneto e l’Ulss 1 Dolomiti che vede coinvolti anche l’Università di Padova, l’Ordine delle Professioni infermieristiche di Belluno, il BIM GSP e l’Ater. Mai in passato scese in campo una coalizione così forte per affrontare il problema del reperimento di professionisti del mondo del lavoro, in questo caso nel settore sanitario. Da notare anche il ruolo strategico della nostra Associazione che si dice onorata di parteciparvi e pronta a mettere a disposizione storia e ruolo profondamente radicati, sia nel territorio d’oltre oceano che in quello della nostra provincia. Inoltre appare significativo che il Progetto regionale si affidi alla componente bellunese per sperimentarlo.
Parliamoci chiaro. Malgrado pregiudizi e perplessità d’ogni genere, ormai da tempo ci siamo abituati alla presenza di operatori stranieri che in vari campi del mondo produttivo locale, sanità compresa, si sono perfettamente integrati nella realtà delle nostre vallate. Allora, perché non dovrebbe avere successo questo Progetto che, a differenza di altri nel passato, può vantare una marcia in più? Infatti non si tratta genericamente di stranieri, bensì di individui che, oltre alla preparazione professionale di base e a quella specialistica, hanno i titoli per esercitare il loro ruolo in corsia e possono vantare sangue bellunese nelle vene, ovvero una cultura personale impregnata di caratteristiche che ci vedono accomunati. E nemmeno la lingua potrà essere un ostacolo per avvicinare il paziente all’”enfermero” o “enfermeiro” che dir si voglia.
Importante, rispetto al passato, il fatto che scendono in campo enti pubblici che possono coprire esigenze logistiche e organizzative per accogliere chi vorrà cimentarsi in questo interessante Progetto atto ad arginare le lacune esistenti nelle varie strutture sanitarie operanti sul nostro territorio: ospedali, case di riposo e via dicendo. Nulla di improvvisato, né di visionario, poiché siamo tutti consapevoli che non possiamo sbagliare: è bne concedere fiducia a chi vorrà cimentarsi in questa impresa.
Dobbiamo renderci conto che potrebbe essere l’ultima chiamata prima del collasso delle nostre strutture sanitarie che oggi sono in difficoltà a causa di situazioni di sotto organico che nemmeno la sanità privata riesce a coprire. Provare per credere. Ora sta ai soggetti interessati assicurare il successo del Progetto che, se andrà felicemente in porto, non ci farà più parlare di “spreco” di parole quando si parla del legame Belluno-Brasile-Argentina.
Ovviamente non si intende trascurare la necessità parallela di agevolare i giovani bellunesi residenti che intendono percorrere l’iter accademico tradizionale nelle nostre Università per entrare in corsia e, in genere, nella rete sanitaria pubblica locale. Unico obiettivo il potenziamento della sanità locale.



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