La comunità che aveva chiesto di mantenere il parroco nel territorio racconta l’esito del confronto con la Diocesi e rilancia la raccolta firme, ormai a quota 696
Prosegue il confronto tra la comunità del Centro Cadore e la Diocesi sul trasferimento di don Simone Ballis. In una lettera inviata alla redazione, un gruppo di fedeli ripercorre gli sviluppi seguiti alla pubblicazione di un precedente articolo sul caso, riferendo la risposta ricevuta dal Vescovo e confermando la volontà di proseguire la mobilitazione.
LA RISPOSTA DEL VESCOVO
Secondo quanto riportato nella lettera, il Vescovo avrebbe comunicato ai firmatari di non poter accogliere l’invito a un confronto diretto nel Centro Cadore, poiché la richiesta non proveniva dal parroco ma dai fedeli stessi: un passaggio che, a suo giudizio, avrebbe rischiato di scavalcare la figura del sacerdote. La scelta, sempre secondo la ricostruzione dei firmatari, deriverebbe dalla visione complessiva che il Vescovo è chiamato ad avere sulla Diocesi. Nella lettera si riferisce inoltre che il Vescovo avrebbe espresso stupore per il fatto che l’arrivo di due nuovi parroci in sostituzione di don Simone Ballis non fosse stato preso in considerazione dai promotori dell’iniziativa, i quali replicano di aver sempre menzionato i nuovi sacerdoti nelle comunicazioni inviate alle testate giornalistiche.
LE OSSERVAZIONI DEI FEDELI
I firmatari della lettera si interrogano sull’opportunità di procedere a un trasferimento che giudicano non necessario, richiamando la situazione di altre parrocchie della zona, come quella di Lozzo di Cadore, che al momento sarebbe priva di un parroco titolare. Nella missiva si sottolinea inoltre come la raccolta firme promossa dalla comunità abbia raggiunto quota 696 sottoscrizioni cartacee, in un contesto in cui, riferiscono i firmatari citando dati statistici, la frequenza alla messa domenicale nei territori interessati si attesterebbe attorno al 17% della popolazione. Sulla base di questo confronto, i promotori dell’iniziativa ritengono che le firme raccolte rappresentino una quota comparabile alla comunità dei praticanti, cui si aggiungerebbe il sostegno di cittadini non frequentanti ma comunque sensibili, secondo quanto scrivono, al ruolo sociale svolto dal parroco.
IL CASO DI SELVA DI CADORE
Nella lettera si fa riferimento anche a una analoga iniziativa promossa dalla comunità di Selva di Cadore, in Agordino, che avrebbe scritto alla Diocesi ponendo però una condizione diversa: l’arrivo di don Simone Ballis sarebbe accolto a patto che il sacerdote sia affiancato stabilmente da don Renato, allo scopo di non interrompere i percorsi pastorali già avviati in quella parrocchia.
I firmatari della lettera del Centro Cadore concludono auspicando una riconsiderazione della decisione da parte del Vescovo e confermano l’intenzione di proseguire l’iniziativa a sostegno della comunità.




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