La Regione Veneto monetizza integralmente per il 2024 l’energia elettrica gratuita dovuta dai produttori idroelettrici, destinando le risorse ai servizi per anziani: l’annuncio dell’assessore al Sociale Paola Roma in risposta agli appelli dei sindaci sulla sostenibilità economica delle RSA
La Regione Veneto ha stabilito con la delibera 1478 del 20 novembre 2025 la “monetizzazione integrale”, per l’anno 2024, dell’energia elettrica che i produttori idroelettrici sono obbligati a fornire gratuitamente alla Regione. I fondi ricavati saranno trasferiti alle Province e alla Città Metropolitana, che dovranno destinarli a specifiche tipologie di servizi pubblici, con precedenza ai servizi per gli anziani erogati tramite i Centri di servizi residenziali. Lo ha annunciato l’assessore regionale al Sociale, Paola Roma, in relazione agli appelli lanciati da vari sindaci sulla sostenibilità economica delle RSA.
LA CABINA DI REGIA
“Ringrazio i tecnici dell’Area Ambiente e Tutela del Territorio della Regione del Veneto che l’hanno pensata e redatta, con un’ottica di attenzione nei confronti del territorio bellunese”, ha dichiarato l’assessore Roma. “Ho già attivato i tecnici della Direzione Servizi sociali per lavorare in stretto contatto con i colleghi della Direzione Difesa del suolo per dare esecuzione al provvedimento”.
Verrà inoltre istituita una cabina di regia con apposita delibera di giunta, che stabilirà i criteri per l’accesso al fondo derivante dall’applicazione della legge regionale 27 del 2020 in materia di concessioni idrauliche e di derivazioni a scopo idroelettrico. La cabina di regia si occuperà di individuare, insieme all’amministrazione provinciale di Belluno, le questioni fondamentali per ripartire la cifra in modo congruo. Il percorso, ha spiegato Roma, è già stato avviato con l’incontro avvenuto a ridosso di Ferragosto tra l’assessore regionale Dario Bond, competente per materia, la struttura dell’ingegner Vincenzo Artico e la struttura della Provincia di Belluno, presieduta dal presidente Marco Staunovo Polacco.
I COSTI DELLE STRUTTURE
“I sindaci segnalano inoltre la difficoltà gestionale delle strutture, preoccupazione che conosco, raccolgo e faccio mia”, ha proseguito l’assessore. “Prossimamente con l’Osservatorio delle politiche sociali e sociosanitarie analizzeremo a fondo il tema dei costi, delle tariffe e delle compartecipazioni dei Comuni alle rette dei Centri di Servizi, anche per mappare le situazioni di criticità che in territori come quello bellunese sicuramente possono dipendere dalle caratteristiche geografica, demografica e socioeconomica. Le soluzioni che dobbiamo e possiamo trovare devono però essere realistiche. E lo sanno bene anche gli amministratori, perché anche loro hanno a che fare tutti i giorni con i bilanci”.
Secondo Roma occorre lavorare per mettere a sistema le iniziative volte a razionalizzare i costi, senza intaccare gli standard assistenziali né la remunerazione degli operatori, valutando le possibilità di sinergia tra le piccole strutture dei territori. La riforma delle IPAB, ha aggiunto l’assessore, potrà valorizzare questa linea di azione: a Rovigo è già partita nei giorni scorsi una sperimentazione con due IPAB, che la Regione intende replicare ed estendere.
I NUMERI DELLE RSA IN PROVINCIA DI BELLUNO
In provincia di Belluno sono attive oggi 30 strutture residenziali per 1.946 posti letto accreditati, di cui 18 a gestione privata, per 1.110 posti, e 12 a gestione pubblica, per 836 posti. L’assegnazione regionale del Fondo per la Non Autosufficienza per il 2026 è di circa 34,7 milioni di euro, con i quali vengono pagate alle strutture le impegnative di residenzialità e per i centri diurni, che in provincia contano 120 posti. A queste risorse si aggiungono le quote alberghiere sostenute dagli utenti, anche per gli ingressi a titolo privato, o dai Comuni, per un ammontare ulteriore vicino ai 36 milioni di euro.




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