La figura di Monsignor Gioacchino Muccin continua a rappresentare un punto di riferimento spirituale e sociale per la comunità bellunese. Il suo ministero episcopale, svolto in anni complessi e segnati da profonde trasformazioni e tragedie, viene ripercorso e attualizzato attraverso le parole di don Giacomo Mazzorana e l’omaggio dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.
A tracciare un ritratto intimo e teologico del Vescovo è don Giacomo Mazzorana, che ne condensa lo stile pastorale richiamando il motto emblematico del suo operato:
«Concordia parvae res crescunt. Con la concordia anche le piccole realtà crescono. Questa frase, che monsignor Muccin ha spesso ripetuto, potrebbe essere la sintesi del suo ministero. Da un verso ricordava la sua diocesi di provenienza, Concordia, dall’altro lo stile di parroco di San Marco a Pordenone e poi di vescovo. Da parroco è stato scritto di lui che, durante la seconda guerra mondiale, è “stato uomo di fede e di carità, grande mediatore di pace”. Quando fu ordinato vescovo, domenica 19 giugno 1949, un responsabile del seminario di Pordenone, monsignor Tullio Tesolin, disse ai chierici di Belluno che avevano partecipato alla cerimonia: “Vedrete che vi troverete molto bene con Muccin. Ha un grande cuore!”. Monsignor Loris Capovilla, già segretario di papa Giovanni XXIII, terminò una presentazione di lui, in occasione della sua scomparsa, dicendo: “Di cuore magnanimo”. Il cuore grande è stato la sua più bella e importante caratteristica.»
Mazzorana sottolinea come la missione di Monsignor Muccin si sia tradotta in una presenza costante accanto alla popolazione nei momenti di sofferenza e calamità:
«Le modalità con le quali mons. Muccin ha espresso il suo cuore sono innumerevoli. La prima in assoluto, secondo quanto dice san Paolo della carità: “Soffrire con chi soffre” (Rm 12,15), è stata la sua vicinanza immediata e continua in occasione di grandi calamità che hanno colpito la nostra terra: dalla disgrazia di Vallalta di California nel 1962, a quella di Marcinelle di settant’anni fa, della quale si è celebrata in questi giorni la commemorazione, alla tragedia del Vajont. Il 9 ottobre 1963 egli si trovava a Roma per il Concilio Vaticano II. È rientrato immediatamente. Prima ancora di andare in vescovado, vuole recarsi in ospedale. Rinuncia al Concilio, dedicandosi completamente a Longarone, dove la sua presenza è costante e multiforme».
Il percorso umano e pastorale del Vescovo ha valicato anche i confini nazionali, incontrando il dramma dell’emigrazione. La costituzione dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, avvenuta nel 1966, fu la diretta conseguenza emotiva ed organizzativa della tragica sciagura di Mattmark, in Svizzera, avvenuta il 30 agosto 1965. In quella catastrofe, causata dal crollo di una colata del ghiacciaio dell’Allalin sul cantiere della diga, persero la vita 85 lavoratori, tra cui 56 italiani, 17 dei quali provenienti proprio dalla provincia di Belluno.
Quel gravissimo lutto evidenziò la necessità urgente di creare una rete di protezione e coesione per le persone emigrate all’estero. A ricordarne il ruolo di fondatore e padre spirituale è Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo:
«Monsignor Gioacchino Muccin non è stato solo una guida spirituale nei momenti più bui del nostro territorio, come la tragedia del Vajont, ma anche un uomo di straordinaria visione sociale e umana. Nel 1966, proprio a seguito del dolore immenso per i 17 bellunesi caduti sul lavoro nella tragedia di Mattmark, volle fortemente la nascita della nostra Associazione, comprendendo che i connazionali costretti a emigrare all’estero non dovevano più sentirsi soli o abbandonati dalla loro terra d’origine. Visitò personalmente le comunità di emigrati in Europa e nel mondo, portando conforto, speranza e orgoglio. Senza il suo intuito e il suo grande cuore, l’Associazione Bellunesi nel Mondo oggi non esisterebbe: la sua eredità vive ancora in ciascuna delle nostre famiglie sparse per il globo».
La memoria di Monsignor Muccin si conferma così un patrimonio condiviso, capace di unire fede, carità sociale e solidarietà verso le comunità bellunesi in patria e all’estero.




0 commenti