Turismo sostenibile in montagna: l’Ecomuseo della Valle del Biois modello di governance territoriale

Giulia Francescon | 11 agosto 2026 alle 12:17 | 0 commenti

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L’Ecomuseo della Valle del Biois si conferma un riferimento primario nel panorama della gestione territoriale partecipativa e del turismo sostenibile in ambiente alpino. Il riconoscimento emerge dalla ricerca “La rete ecomuseale. Una strategia per l’ecosistema dell’innovazione nelle Alpi orientali”, condotta da Federico Lovison, Mauro Pascolini e Francesco Visenti dell’Università degli Studi di Udine, presentata presso la sala conferenze del Musal – Museo Albino Luciani di Canale d’Agordo.
Nato dalla sinergia tra la popolazione locale e la Fondazione Papa Luciani Onlus, l’Ecomuseo della Valle del Biois è attualmente l’unica realtà ecomuseale riconosciuta di ambito strettamente montano all’interno della Regione Veneto.


La funzione dell’ecomuseo contro l’overtourism

L’analisi dei ricercatori individua negli ecomusei uno strumento strategico di contrasto ai fenomeni di sovraffollamento turistico (overtourism), promuovendo un modello d’accoglienza commisurato alle capacità di carico del territorio.
«Tali attività rispettano il paesaggio e lo stile di vita delle comunità locali, coinvolte direttamente nell’ospitalità, con i relativi benefici per la popolazione e il territorio», spiega Federico Lovison, dottorando dell’ateneo friulano. Le dinamiche operative adottate evitano l’afflusso di volumi turistici incompatibili con l’ecosistema montano, favorendo percorsi storici, artistici e naturalistici adatti a un numero contingentato di fruitori.

Impatto socio-economico e presidio abitativo

Oltre alla tutela del patrimonio materiale e immateriale, lo studio evidenzia il valore economico ed ecologico generato dalle reti ecomuseali nelle “terre alte”:

  • Contrasto allo spopolamento: la creazione di opportunità professionali nei settori culturale e turistico contribuisce alla permanenza di risorse umane qualificate sul territorio.
  • Sostegno alle filiere locali: le attività di valorizzazione integrata supportano le piccole imprese tradizionali, tra cui latterie storiche e aziende agricole.
  • Modello operativo ibrido: la struttura flessibile degli ecomusei consente una collaborazione tra enti pubblici, soggetti privati, esperti del settore e volontari locali.

Prospettive per il turismo alpino

In un contesto di mutamento climatico che impone la revisione dei modelli turistici tradizionali legati alla stagionalità invernale, la domanda da parte dei bacini urbani si orienta con sempre maggiore frequenza verso forme di fruizione lenti e incentrate sull’autenticità culturale. In questa prospettiva, l’integrazione in rete delle strutture ecomuseali viene indicata dallo studio dell’Università di Udine come una direttrice d’innovazione cruciale per lo sviluppo socio-culturale ed economico delle regioni alpine.

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