Ospedale di Belluno: nuovo FibroScan per la diagnosi non invasiva delle malattie del fegato

Redazione | 26 giugno 2026 alle 21:20 | 0 commenti

Tempo di lettura: 2 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

L’Epatologia di Belluno, unità afferente alla Medicina Generale, ha acquisito un nuovo FibroScan, strumento di riferimento per la valutazione non invasiva della fibrosi epatica. L’apparecchiatura va a potenziare un centro che nel solo 2025 ha erogato 3.083 prestazioni complessive tra visite specialistiche, ecografie e procedure.

Cosa fa il FibroScan

Il dispositivo consente di misurare il grado di fibrosi del fegato senza ricorrere alla biopsia, riducendo il disagio per il paziente e ottimizzando i tempi di diagnosi. «Poter valutare la fibrosi epatica in maniera del tutto non invasiva ci permette di ottimizzare la stadiazione della malattia e il monitoraggio dei pazienti nel tempo», spiega la primaria Annamaria De Pellegrin. «Questo ci supporterà enormemente nell’ottimizzare i percorsi di cura per le migliaia di persone che si affidano annualmente al nostro centro.»

Un centro di riferimento per il territorio

L’Epatologia di Belluno si occupa di epatiti virali, cirrosi, carcinomi epatocellulari, malattie autoimmuni e delle epatopatie metaboliche come MASLD e MASH, patologie in crescita costante. Il centro gestisce anche i percorsi pre e post-trapianto di fegato in collaborazione con i centri specializzati di Verona e Padova, e dispone di un Day Hospital dedicato con due posti letto per procedure diagnostiche e terapeutiche come biopsie epatiche e paracentesi.

Sul fronte farmacologico, il centro è Centro prescrittore AIFA per i farmaci antivirali e per i trattamenti di seconda linea della colangite biliare primitiva, ed è tra i primi due in tutto il Veneto ad aver prescritto il farmaco Seladelpar in uso compassionevole.

«Il nuovo FibroScan rappresenta un importante investimento per la nostra struttura», dichiara il commissario dell’ULSS 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben. «Soprattutto alla luce della crescente diffusione delle epatopatie metaboliche, dotare i nostri professionisti di tecnologie all’avanguardia significa garantire ai cittadini cure sempre più puntuali, sicure ed efficaci.»

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate