L’agricoltura italiana in cent’anni: meno aziende, meno occupati, più biologico. E dal 2018 il saldo commerciale è finalmente in attivo

Marco Crepaz | 18 giugno 2026 alle 00:02 | 0 commenti

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L’ISTAT ha pubblicato un’analisi storica dell’agricoltura italiana nell’ambito della serie “Le trasformazioni dell’Italia”, che ripercorre le principali tendenze del settore dal 1930 ad oggi. Il quadro che emerge è quello di un comparto radicalmente mutato: meno aziende, meno occupati, superfici ridotte, ma con una crescente attenzione alla qualità, alla sostenibilità e con un saldo commerciale tornato positivo.

MENO AZIENDE, MA PIÙ GRANDI

Nel 1930 in Italia operavano 4,2 milioni di aziende agricole su una superficie di 26,3 milioni di ettari. Nel 2023 le aziende sono scese a 1,1 milioni, mentre le superfici si sono ridotte a 15,9 milioni di ettari. La dimensione media aziendale, tuttavia, è più che raddoppiata, passando da 6,3 a 14,1 ettari. Un processo di concentrazione che ha interessato soprattutto le aree montane, dove le superfici agricole si sono ridotte di quasi due terzi nel corso dei novant’anni compresi tra il 1930 e il 2020. Lo spopolamento agricolo della montagna, derivato da isolamento geografico, scarsa redditività e invecchiamento della popolazione, ha comportato in molti casi la chiusura di attività, degrado idrogeologico e perdita di biodiversità, pur traducendosi spesso in un recupero del patrimonio boschivo.

Sul fronte europeo, l’Italia occupava nel 2020 la quinta posizione per dimensione della superficie agricola utilizzata, ma è il Paese che — dopo l’Austria — ha registrato la maggiore contrazione negli ultimi sessant’anni, oltre il 53%. La dimensione media delle aziende italiane resta inoltre significativamente inferiore alla media europea: appena 10,6 ettari di SAU, contro i circa 60 della Germania e i circa 70 della Francia e della Danimarca.

L’OCCUPAZIONE: DAL 70% AL 3%

La trasformazione più radicale riguarda l’occupazione. Nel 1931 le persone attive in agricoltura erano 9,4 milioni, pari a circa il 70% della popolazione attiva totale. Nel 2024 sono scese a 800mila, poco più del 3%. Una contrazione guidata dalla meccanizzazione, che ha progressivamente sostituito la manodopera, e dalla crescente esternalizzazione delle funzioni aziendali: nel 2000 solo il 14,8% delle giornate di lavoro nelle aziende agricole proveniva da manodopera non familiare; nel 2023 tale quota era quasi raddoppiata, arrivando al 27,5%.

Sul fronte generazionale, i dati mostrano un settore che fatica a rinnovarsi. La quota di aziende condotte da un capo azienda giovane è scesa dal 10,3% del 2000 al 7,9% del 2023, mentre quella femminile è cresciuta leggermente, dal 29,2 al 32,9%.

LA CRESCITA DEL BIOLOGICO

Un segnale positivo viene dal biologico. Tra il 2000 e il 2024 le aziende biologiche sono passate dal 2,25 al 7,4% del totale, mentre la quota di superfici coltivate con metodo biologico è cresciuta dal 7,9 al 19,5%. L’Italia si avvicina così all’obiettivo europeo del 25% entro il 2030 e nel 2024 si collocava al quarto posto nell’Unione europea per quota di superficie agricola biologica, con valori più che raddoppiati rispetto al 2012.

LE PRODUZIONI

La produzione agricola italiana ha attraversato quattro fasi dalla fine della seconda guerra mondiale: dalla sussistenza alla meccanizzazione, dall’industrializzazione all’attuale orientamento verso qualità e sostenibilità. Le quantità prodotte nelle principali coltivazioni hanno dapprima cresciuto grazie ai guadagni di produttività, per poi diminuire soprattutto con il nuovo millennio, per effetto delle incertezze climatiche, della concorrenza internazionale e della contrazione delle superfici colturali.

Sul fronte zootecnico, la produzione di carne bovina è tornata ai livelli degli anni Sessanta, mentre quella di carne avicola è in continua crescita. La produzione di latte ha invece raggiunto nel 2024 i 14 milioni di tonnellate, con una crescita costante destinata soprattutto alla produzione di formaggi.

IL SALDO COMMERCIALE

Per lungo tempo il saldo commerciale dei prodotti agro-zootecnici italiani è stato negativo. La svolta è arrivata grazie alla componente industriale della trasformazione alimentare: dal 2018 il saldo dell’intero comparto agroalimentare è in attivo, a conferma di come l’Italia sia diventata un Paese esportatore netto di prodotti alimentari trasformati, pur continuando a importare materie prime agricole.

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