Centotrent’anni di storia non si raccontano soltanto con delle date. Si raccontano attraverso le persone, i sacrifici, i viaggi e le passioni che hanno saputo attraversare il tempo. È questo il significato della celebrazione che si è svolta nei giorni scorsi a Cochem, sulle rive della Mosella, dove la famiglia Bortolot ha festeggiato un traguardo straordinario: 130 anni di attività nel mondo del gelato artigianale.
Un anniversario che rappresenta non solo il successo di una famiglia, ma anche una delle più belle espressioni dell’emigrazione bellunese nel mondo. La storica gelateria di Cochem, oggi guidata dai fratelli Stefano e Dario Bortolot, figli di Fausto Bortolot, è il risultato di una tradizione iniziata nel lontano 1896 e tramandata di generazione in generazione.
Le radici di questa storia affondano a Zoppè di Cadore, considerato una delle culle della gelateria artigianale italiana. Da qui partirono i primi pionieri, e tra loro anche Celeste Bortolot, che assieme ai fratelli Vittorio e Angelo si avviò verso Vienna «carico di entusiasmo e speranza». Capostipite di una famiglia che avrebbe lasciato un segno profondo nel settore, Celeste morì in un incidente stradale nel 1918 lasciando undici figli. «Anche qui, aiutandosi reciprocamente, viene superata questa tragedia», ha ricordato Fausto Bortolot nel discorso tenuto durante la celebrazione. «I Bortolot sono ormai legati in maniera indissolubile al gelato, e iniziano a girare il mondo per portare un momento di gioia anche in tempi difficili. Austria, Italia, Germania, Olanda, Belgio, Argentina, Spagna, Stati Uniti e Uruguay».
Nel corso della celebrazione Stefano Bortolot, in italiano e in tedesco, ha ripercorso le tappe fondamentali della storia familiare, sottolineando il ruolo centrale della famiglia come filo conduttore: «Famiglia che, unita, è riuscita a superare problemi e situazioni difficili; con l’unione, il rispetto e l’amore reciproco hanno superato povertà, guerre e crisi».
A metà degli anni Cinquanta Fausto avviò il proprio percorso nel mondo del gelato, diventando presidente dei gelatieri in Germania e poi presidente di Artglace, la confederazione europea delle associazioni di categoria. Fu tra i promotori della Giornata Europea del Gelato Artigianale, primo caso in assoluto di una giornata dedicata a un prodotto alimentare. Nel 2025 gli è stato conferito il titolo di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Nel suo discorso Stefano ha voluto rendere omaggio alle donne della famiglia: «Figure fondamentali, lavorano spesso nell’ombra, lontano dai riflettori, ma senza di loro le nostre botteghe non sarebbero così accoglienti e non avrebbero il successo che hanno. Sono loro il collante delle nostre famiglie, le colonne portanti delle nostre attività».
Sul gelato che esce dal laboratorio di Cochem, Stefano è stato diretto: «Non mi sentirete mai dire che il nostro è il miglior gelato del mondo, non ho la pretesa e la presunzione per affermarlo. Sono convinto che ci siano tanti colleghi che lavorano con la nostra stessa passione e competenza, ma vi garantisco che nel lavoro ci mettiamo il cuore, la passione e la conoscenza che ci viene da 130 anni di tradizione».
La storia dei Bortolot non si ferma in Europa. Dalle Dolomiti alla Germania, fino al Sud America, Sandra e Fabiana Bortolot portano avanti la tradizione familiare in Argentina attraverso le storiche gelaterie “El Piave”. La loro presenza a Cochem ha rappresentato uno dei momenti più significativi della celebrazione.
La celebrazione ha richiamato familiari, amici, autorità e rappresentanti delle comunità italiane. Particolarmente significativo il riconoscimento consegnato dalla Famiglia Bellunese del Reno-Westfalia attraverso il presidente Riccardo Simonetti e Dario Olivier. Nel corso della manifestazione sono stati presentati francobolli commemorativi dedicati ai 130 anni dell’attività e la torcia olimpica di Milano-Cortina 2026, che Stefano Bortolot ha avuto l’onore di portare come tedoforo nelle sue Dolomiti natali. Tra gli ospiti presenti la presidente della provincia Anke Beilstein, il sindaco di Cochem Walter Schmitz, il sindaco del Verbandgemeinde Wolfgang Lambertz e il sindaco di Zoppè di Cadore Paolo Simonetti.
A 130 anni dall’inizio di questa avventura, il nome Bortolot continua a rappresentare un motivo di orgoglio per il Bellunese. Una storia che parla di lavoro, famiglia e tradizione, ma soprattutto della straordinaria capacità dei bellunesi di portare nel mondo il proprio sapere, mantenendo vive le radici da cui tutto è iniziato.




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