La memoria che costruisce identità: il Cadore ricorda le vittime della silicosi

Redazione | 23 aprile 2026 alle 23:16 | 0 commenti

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Si è tenuta oggi, giovedì 23 aprile, una serata di profonda riflessione dedicata alla presentazione dell’ultimo volume di Egidio Pasuch, dal titolo “Silicosi. L’olocausto dimenticato della montagna veneta”. L’incontro, promosso dal Consiglio pastorale interparrocchiale in collaborazione con ACLI e ABM, ha voluto riportare l’attenzione su una tragedia che ha segnato in modo indelebile la storia sociale ed economica del Bellunese.

Una pagina rimossa della storia locale

Il lavoro di Pasuch ricostruisce con rigore scientifico e sensibilità umana lo “sterminio silenzioso” causato dalla silicosi. La malattia ha colpito intere generazioni di operai impiegati nella costruzione delle gallerie idroelettriche e nelle miniere, dove l’uso del martello pneumatico in ambienti saturi di polveri e privi di protezioni ha condannato migliaia di lavoratori. Spesso complicata da tubercolosi e forme aggressive di tumore ai polmoni, la silicosi rappresentava il durissimo prezzo pagato per un progresso costruito lontano dai riflettori.

L’emigrazione e il dramma dei minatori in Belgio

La ricerca storica approfondisce anche il legame tra la montagna veneta e le miniere estere. Tra il 1946 e il 1948, circa cinquemila bellunesi emigrarono in Belgio in cerca di stabilità economica. Molti di questi lavoratori furono costretti a fare ritorno in patria con la salute irrimediabilmente compromessa, dopo essere stati sfruttati in condizioni disumane finché produttivi, trasformando l’esperienza migratoria in una ferita collettiva per le valli cadorine.

Le lotte per i diritti: Bortot e Lovat

Il libro non si limita alla cronaca del dolore, ma evidenzia l’impegno civile di figure come Giovanni Bortot e Riccardo Lovat. Entrambi si spesero attivamente per la difesa dei lavoratori dell’idroelettrico in provincia di Belluno, denunciando le condizioni di sfruttamento e battendosi per il riconoscimento dei diritti e della dignità di chi stava costruendo le infrastrutture del Paese.

Restituire identità a una comunità

Il valore dell’opera di Egidio Pasuch risiede nella sua capacità di dare un nome alle sofferenze e alle lotte del passato, rafforzando il senso di appartenenza a una terra definita dalla fatica e dalla solidarietà. In un’epoca di oblio, questo studio si pone come un tassello fondamentale per la coscienza collettiva bellunese, partendo dal presupposto che non può esserci futuro senza la piena consapevolezza della propria storia.

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