Veneto: la tenuta demografica tra l’apporto straniero e il declino delle nascite

Marco Crepaz | 08 aprile 2026 alle 22:54 | 0 commenti

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Al 1° gennaio 2025, il Veneto conta 4.853.472 residenti. Un dato che indica una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente (+1.200 abitanti) e che sembra interrompere, almeno temporaneamente, la flessione demografica iniziata nel 2014. Tuttavia, dietro questa apparente calma statistica, si muovono dinamiche profonde che ridisegnano il volto della regione.

Il “motore” migratorio e il calo naturale

La stabilità attuale non è frutto di una ripresa della natalità, bensì di un delicato equilibrio tra perdite interne e flussi esterni. Nel 2024, il Veneto ha registrato un saldo naturale pesantemente negativo (-20.505 persone), dovuto al divario tra l’aumento dei decessi e il calo dei nati. Questo vuoto è stato colmato dalla dinamica migratoria positiva: nel corso dell’anno, la regione ha attratto circa 35.000 persone dall’estero e oltre 26.000 dalle altre regioni italiane (in particolare da Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna).

L’apporto della popolazione straniera si conferma strutturale: senza di essa, negli ultimi dieci anni il Veneto avrebbe perso oltre 270.000 residenti, invece dei circa 49.000 effettivamente registrati. Ad oggi, i cittadini stranieri rappresentano il 10,4% della popolazione totale.

Culle vuote e genitorialità “rimandata”

Il 2024 ha segnato un nuovo minimo storico per le nascite: solo 29.969 neonati, con un calo dell’1,5% rispetto al 2023. Il quoziente di natalità è sceso a 6,2 nati per mille abitanti, contro i 10,1 del 2008.

Le ragioni sono molteplici. Da un lato vi è un fattore strutturale: le donne in età fertile sono sempre meno numerose (-18,4% dal 2008). Dall’altro, si consolida la tendenza a posticipare la genitorialità: in Veneto le donne diventano madri mediamente a 31,8 anni. Le condizioni economiche e sociali – stabilità lavorativa, reddito e accesso alla casa – vengono spesso raggiunte solo in età tardiva, riducendo di fatto la finestra feconda delle coppie.

La fuga dei talenti e le previsioni al 2050

Preoccupa il dato sugli espatri, che nel 2024 ha visto coinvolti 7.280 giovani italiani (18-39 anni), con un aumento del 30,4% in un solo anno. Un fenomeno che assume i contorni di una “fuga di cervelli”: tra i giovani di 25-39 anni che lasciano la regione per l’estero, il 57,7% possiede una laurea o un titolo superiore.

Guardando al futuro, le stime Istat indicano una traiettoria discendente. Nello scenario mediano, il Veneto potrebbe perdere circa 68.000 abitanti entro il 2040, per arrivare a una flessione di 168.000 unità nel 2050.

La nuova geografia urbana

La popolazione non si distribuisce in modo uniforme: crescono i comuni medi e medio-grandi (soprattutto tra i 10.000 e i 50.000 abitanti), mentre soffrono i piccoli centri e le grandi città. Tra i capoluoghi con oltre 50.000 abitanti, solo Treviso e Vicenza hanno mostrato segni di crescita nell’ultimo periodo.

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