Quale eredità lasciano le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026? È la domanda al centro della nuova puntata di “Dentro la notizia”, la rubrica settimanale condotta da Manuela Gaio su Radio ABM – Voce delle Dolomiti. Ospite della trasmissione il giornalista Maurizio Busatta, collaboratore dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, che ha proposto una lettura articolata degli effetti dell’evento olimpico sul territorio.
Secondo Busatta, l’eredità dei Giochi deve essere analizzata su più livelli. Il primo riguarda le opere infrastrutturali e gli impianti sportivi realizzati o in fase di completamento. Il budget complessivo gestito dalla società Simico – stazione appaltante per la progettazione e la realizzazione delle opere – ammonta a circa 3,8 miliardi di euro, destinati a impianti sportivi, collegamenti stradali e interventi sulla rete ferroviaria.
Per la provincia di Belluno, tra gli interventi più rilevanti figurano la variante di Longarone, le varianti di Cortina e i lavori sulle stazioni ferroviarie di Ponte nelle Alpi, Longarone, Belluno e Feltre. Alcune opere risultano ancora incomplete, con circa 700 milioni di euro di finanziamenti da reperire, ma l’orizzonte temporale della società Simico arriva al 2030 e dovrebbe consentire il completamento degli interventi previsti.
Sul piano sportivo, gli impianti sono sostanzialmente pronti, compresa la discussa pista da bob di Cortina, mentre l’attenzione si sposta ora sulle Paralimpiadi, in programma dal 6 marzo.
Un secondo livello di analisi riguarda l’impatto economico e turistico. L’evento olimpico ha garantito una visibilità globale stimata in circa tre miliardi di spettatori, con possibili ricadute sul turismo nel medio periodo. Secondo alcune stime, il valore complessivo dell’eredità olimpica – considerando infrastrutture e indotto economico – potrebbe raggiungere 5,3 miliardi di euro nell’area Milano-Cortina.
Accanto alle opportunità emergono tuttavia alcuni interrogativi. Il bilancio della Fondazione Milano Cortina, responsabile dell’organizzazione dei Giochi, si aggira attorno a 1,7 miliardi di euro e dovrebbe chiudersi formalmente in pareggio entro il 2026, quando l’ente cesserà la propria attività. Parte delle entrate deriva dai diritti televisivi gestiti dal Comitato olimpico internazionale, per circa mezzo miliardo di euro, e dagli sponsor nazionali, mentre restano da quantificare completamente i ricavi da biglietteria e merchandising.
Un ulteriore tema riguarda il ruolo dei volontari e delle organizzazioni coinvolte nella gestione logistica dell’evento. Anche questa componente, pur basata sull’impegno volontario, comporta costi organizzativi significativi, tra equipaggiamento, servizi e supporto operativo.
Tra gli aspetti più complessi da valutare resta però l’impatto ambientale dei Giochi. Le analisi disponibili riguardano principalmente l’evento sportivo in sé, mentre sarà necessario monitorare nel tempo gli effetti delle opere realizzate sul territorio. Questioni come la costruzione della pista da bob o le trasformazioni paesaggistiche saranno oggetto di valutazioni nei prossimi anni, anche da parte di organismi indipendenti.
Non mancano infine le riflessioni sull’utilizzo futuro delle strutture. A Milano il villaggio olimpico di Porta Romana diventerà uno dei più grandi studentati universitari d’Italia. Diversa la situazione a Cortina, dove il villaggio di Fiames, realizzato con moduli temporanei, verrà smantellato dopo i Giochi.
Nel complesso, secondo Busatta, il bilancio resta positivo: l’organizzazione dell’evento ha funzionato e l’immagine delle Dolomiti e delle Alpi lombarde ha beneficiato di una forte visibilità internazionale. Rimangono tuttavia alcune questioni aperte, legate alla gestione delle infrastrutture, alla sostenibilità ambientale e alla piena valorizzzazione delle opportunità offerte da uno dei più importanti eventi sportivi ospitati dall’Italia negli ultimi decenni.




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