Crescita moderata, export in contrazione e segnali di fragilità nel mercato del lavoro. È il quadro delineato dal Bollettino socio-economico del Veneto – Inverno 2026, curato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto, che analizza l’andamento congiunturale regionale nel confronto con il contesto nazionale e internazionale.
PIL: +0,5% nel 2025, atteso +0,8% nel 2026
Nel 2025 il Prodotto interno lordo del Veneto è stimato in crescita dello 0,5%, in linea con il +0,6% previsto per l’Italia. Per il 2026 si ipotizza un’accelerazione al +0,8%.
A sostenere l’economia regionale sono i consumi delle famiglie (+1,1%) e soprattutto gli investimenti fissi lordi (+4,5%). Il PIL pro capite si attesta a 42,5 mila euro, superiore alla media nazionale (38,3 mila euro), mentre la produttività regionale raggiunge gli 83 mila euro per unità di lavoro.
Lo scenario internazionale resta però caratterizzato da incertezza. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, la crescita mondiale si attesterà al +3,3% sia nel 2025 sia nel 2026, ma con rischi legati a tensioni geopolitiche e rallentamento dell’attività economica in Europa.
Inflazione in risalita all’1,7%
Dopo il ridimensionamento registrato nel 2024, l’inflazione torna a salire nel 2025: +1,7% in Veneto contro l’1,5% nazionale. Gli aumenti più consistenti riguardano alimentari (+2,9%), servizi ricettivi e ristorazione (+3,6%) e istruzione (+2,4%). In calo, invece, comunicazioni (-5,5%) e trasporti (-0,2%).
Imprese in diminuzione: -1% nell’ultimo trimestre
Prosegue la riduzione del numero di imprese attive. A fine 2025 in Veneto si contano 414.085 aziende, con un calo dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2024. Crescono le società di capitali (+2,8%), ma diminuiscono società di persone e ditte individuali.
La flessione interessa tutti i macro-settori, in particolare agricoltura, industria e costruzioni. Nei servizi si segnalano dinamiche positive nelle attività finanziarie e professionali, mentre commercio, trasporti e turismo-ristorazione registrano un saldo negativo.
Export in lieve contrazione
Nei primi nove mesi del 2025 l’export veneto segna un -0,6% rispetto allo stesso periodo del 2024, in controtendenza rispetto al +3,6% nazionale. Pesano le tensioni internazionali e il calo delle vendite verso Stati Uniti (-5,9%) e Regno Unito (-20,8%).
Restano dinamici i comparti agroalimentare (+5,7%), macchinari (+1%) e orafo (+2,4%), con incrementi verso mercati come Germania, Francia e Spagna.
Turismo: 7 miliardi di spesa straniera
Nel 2024 gli stranieri hanno speso in Veneto 7 miliardi di euro, pari al 13% della spesa incoming nazionale. La spesa media giornaliera si attesta a 136 euro, in linea con la media italiana. Il voto medio attribuito dai visitatori è 8,9 su 10, con apprezzamenti per cibo, cordialità e qualità dell’alloggio; criticità invece sui trasporti.
Mercato del lavoro: calano le occupate
Nel terzo trimestre 2025 il tasso di occupazione scende al 69% (dal 70,1% del trimestre precedente), restando comunque superiore alla media italiana (62,5%). Il tasso di disoccupazione è al 3,1%, circa la metà di quello nazionale (5,8%).
Rispetto al 2024 diminuiscono gli occupati (-2,7%), con una flessione più marcata per la componente femminile (-5%). Aumenta anche il tasso di inattività, salito al 28,8%.
Ambiente, porti e demografia
Sul fronte ambientale, la raccolta differenziata raggiunge il 78,2% nel 2024, con un tasso di riciclo del 69%, già superiore all’obiettivo europeo del 65% fissato per il 2035.
Positivo l’andamento dei porti di Venezia e Chioggia, che nel 2025 movimentano complessivamente oltre 26 milioni di tonnellate di merci (+5,1%) e registrano una crescita dei crocieristi (+3,4%).
La popolazione residente al 1° gennaio 2025 è pari a 4.853.472 persone, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Il saldo naturale resta negativo, ma è compensato da un saldo migratorio positivo. Prosegue tuttavia l’invecchiamento demografico: gli over 75 rappresentano il 13,1% della popolazione.
Il Bollettino restituisce quindi l’immagine di un Veneto che mantiene livelli economici e sociali solidi, ma si confronta con un contesto di rallentamento e con criticità strutturali legate a demografia, dinamica imprenditoriale e mercato del lavoro.




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