Crisi, declino o trasformazione? Tastando lo stato di salute dell’associazionismo italiano all’estero le diagnosi possono essere diverse. Ad essere certo è un dato che testimonia un forte calo: nel 2000 le associazioni riconosciute (numeri del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) erano 7.056 in tutto il mondo, di cui 3.319 in Europa. Attualmente, ne rimangono attive 1.414, con 537 nel Vecchio Continente, segnando una riduzione di oltre l’ottanta per cento in venticinque anni.
Queste cifre, però, non tengono conto di altre forme di aggregazione, nuove realtà plasmate dal mutato contesto e dai diversi bisogni di chi espatria oggi.
Sicuramente non se la passano bene i sodalizi tradizionali, pilastri della comunità emigrante in passato (per la quale hanno svolto un ruolo cruciale nell’integrazione, nell’assistenza burocratica e nella preservazione dell’identità culturale) ma ormai poco adeguati a rappresentare la nuova mobilità, e soprattutto in sofferenza per la mancanza di ricambio generazionale. Dopo l’apice raggiunto negli anni Settanta del secolo scorso, dagli anni Novanta in poi è iniziato per queste associazioni un declino via via sempre più accelerato, fino all’attuale situazione in cui molti di questi gruppi risultano “dormienti” o inattivi. Un tracollo particolarmente evidente in Europa, dove tuttora si concentra la quota più consistente del flusso migratorio dall’Italia.
Accanto a questo crollo sta tuttavia emergendo un nuovo paradigma basato soprattutto su forme di connessione informali e legate al digitale, grazie a strumenti in grado di connettere le giovani generazioni, abituate a reti flessibili e virtuali.
«Oggi – sottolinea il Centro Studi Emigrazione di Roma, che nel 2024 ha condotto un’analisi intitolata “Il nuovo associazionismo italiano all’estero. Composizione, consistenza, caratteristiche” – l’associazionismo si è trasformato, spesso spostandosi dai luoghi fisici ai social network e alle piattaforme digitali. Questo nuovo modello di associazionismo digitale risponde alle esigenze pragmatiche dei nuovi emigranti, offrendo supporto informativo e connettendo le persone attraverso comunità virtuali piuttosto che attraverso associazioni formali».
Gli odierni espatriati, maggiormente propensi a spostarsi da un Paese all’altro, sono meno legati alle reti tradizionali, che spesso percepiscono come obsolete e nostalgiche. Da considerare, inoltre, la loro più facile integrazione nelle società ospitanti. Integrazione che, assieme al crescente individualismo, porta a una minor necessità di costruire relazioni con i propri connazionali e in generale a stringere legami meno profondi e duraturi. Evidenzia ancora il CSER: «Altro elemento rilevante emerso nella ricerca è la differenziazione tra gli italiani emigrati storicamente e i nuovi migranti. Mentre i primi mantenevano un forte legame identitario con l’Italia, i nuovi emigranti tendono a identificarsi come cittadini del mondo, integrando la loro italianità in un contesto culturale più ampio e cosmopolita».
In una società sempre più permeata da Internet e dai social media, strumenti che hanno trasformato radicalmente la quotidianità di ciascuno, l’associazionismo si sta così reinventando attraverso piattaforme digitali, che favoriscono aggregazioni fluide e tematiche, focalizzate su bisogni pratici: dalla ricerca di lavoro o di un alloggio, a necessità più terra terra, come un bravo meccanico, uno specialista medico o un buon ristorante.
Se da una parte implodono quindi le vecchie associazioni, dall’altra fioriscono gruppi su Facebook, su Telegram, su Instagram, su TikTok, su WhatsApp… che restano però invisibili ai registri ufficiali. Dai “classici” gruppi di connazionali in specifiche città (Italiani a Berlino, Italiani a Parigi, Italiani a Liverpool, Italiani a Barcellona che popolano Facebook), ai profili che forniscono suggerimenti e consigli utili per i nuovi arrivati in un Paese (Vita in Australia, Vita a Dubai, Italiano trasferito a New York, sono alcuni esempi da TikTok), fino ai canali per scambi di opinioni e informazioni per chi si trova all’estero (italianiinrussia, Italianinelmondo_official, Madrileni_italiani, esempi di gruppi Telegram)1.
A quanto pare, quindi, l’associazionismo italiano all’estero non è in fin di vita, è solo in una fase di rinnovamento in cui coesistono (con pesi e destini inversamente proporzionali) elementi del passato ed elementi del futuro.
Il Centro Studi Emigrazione invita però a fare attenzione a un aspetto tutt’altro che secondario: la fragilità delle nuove forme di aggregazione veicolate dal web, spesso carenti sul fronte della stabilità e della continuità, con riflessi negativi per quanto riguarda «la capacità di farsi latori di diritti comuni, di supportare i nuovi arrivati nelle istanze giuridico burocratiche e di accesso al welfare».
- Gli esempi sono tratti da un dettagliato approfondimento di Maddalena Tirabassi intitolato “Il mondo del web, nuova forma di associazionismo?”, contenuto nel libro “Il nuovo associazionismo italiano all’estero. Composizione, consistenza, caratteristiche” del CSER. ↩︎




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