Natalità in Italia, le intenzioni di fecondità ai minimi storici

Marco Crepaz | 22 dicembre 2025 alle 22:47 | 0 commenti

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Nel 2024 solo il 21,2% delle persone tra i 18 e i 49 anni dichiara di voler avere un figlio, certamente o probabilabilmente, nei tre anni successivi. Il dato, diffuso dall’Istat, riguarda circa 4,5 milioni di individui e segna un netto calo rispetto al 25,0% registrato nel 2003. La flessione si inserisce in una trasformazione demografica di lungo periodo: sempre secondo l’Istat, il tasso di fecondità è sceso a 1,18 figli per donna, contro l’1,29 di poco più di vent’anni fa.

Parallelamente, oltre 10,5 milioni di persone affermano di non voler avere figli né nel breve periodo né in futuro. Anche in questo caso i dati Istat evidenziano come alla base della scelta vi siano soprattutto motivazioni economiche, indicate da circa un terzo degli intervistati, seguite da condizioni lavorative considerate inadeguate (9,4%) e dalla mancanza di un partner (8,6%).

Differenze di genere e impatto sul lavoro

Le rilevazioni Istat mettono in luce forti differenze di genere nella percezione degli effetti della genitorialità. La metà delle donne ritiene che l’arrivo di un figlio possa peggiorare le proprie opportunità di lavoro; tra le 18-24enni la quota supera il 65%. Tra gli uomini, invece, il 59,0% non prevede conseguenze sulla propria situazione professionale, confermando una distribuzione ancora squilibrata dei costi legati alla cura familiare.

Tra rinvio e rinuncia al progetto familiare

Accanto a chi rinuncia del tutto, emerge una fascia significativa di popolazione che rinvia la scelta. Secondo l’Istat, un terzo di coloro che non intendono avere figli entro tre anni dichiara comunque di volerne in futuro: si tratta di circa 5,2 milioni di persone, una quota però inferiore di oltre tre punti percentuali rispetto al 2003. Nel complesso, il 74,2% dei 18-49enni non prevede una nascita nel breve periodo, mentre il 4,7% non esprime un orientamento definito.

Le intenzioni positive risultano più frequenti tra i 25 e i 34 anni (38,5%) e tra i 35 e i 44 anni (21,6%), fasi della vita in cui, come rileva l’Istat, si pianifica più spesso l’avvio o il completamento della famiglia.

Il ruolo dei figli già avuti

I dati Istat mostrano come le scelte riproduttive varino sensibilmente in base al numero di figli. Tra chi ha già un figlio, circa un terzo degli uomini e poco più di un quarto delle donne intendono averne un altro entro tre anni. Tra chi non ha figli, la propensione a una nascita nel breve periodo è più elevata tra le donne rispetto agli uomini. Al contrario, tra chi ha già due o più figli, le intenzioni di ulteriore fecondità scendono sotto il 6% per entrambi i sessi.

Giovani e prospettive future

Quasi il 90% dei 18-24enni, secondo l’Istat, non prevede una nascita nel breve periodo, una scelta legata prevalentemente al completamento degli studi e dei percorsi di formazione. Tuttavia, oltre l’80% di questi giovani esprime il desiderio di avere figli in futuro, segno che il progetto familiare viene più spesso rinviato che abbandonato.

All’estremo opposto si collocano i 45-49enni: tra coloro che non intendono avere figli entro tre anni, il 95% esclude anche una nascita futura, avendo in larga parte già realizzato il proprio progetto riproduttivo.

Le indicazioni per le politiche pubbliche

Sempre dai dati Istat emergono le priorità ritenute più efficaci per sostenere la natalità. Al primo posto figurano le misure di sostegno economico diretto (28,5%), seguite dal potenziamento dei servizi per l’infanzia (26,1%) e dalle agevolazioni abitative (23,1%). In un contesto in cui la maggioranza delle persone in età feconda utilizza metodi contraccettivi e pianifica le nascite, l’Istat sottolinea come l’analisi delle intenzioni riproduttive rappresenti uno strumento centrale per orientare politiche familiari più mirate ed efficaci.

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