L’assemblea degli associati di Confartigianato Imprese Belluno, svoltasi alla Nogherazza di Castion, è stata l’occasione per fare il punto sui numeri dell’economia provinciale e sulle prospettive del sistema artigiano, con un focus particolare sul tema del passaggio generazionale e sul futuro delle aree montane.
A chiudere i lavori è stata la presidente Claudia Scarzanella, che ha ribadito il ruolo dell’associazione nel sostenere le imprese artigiane e nel dialogo con le istituzioni. «Il futuro inizia da oggi: Confartigianato Imprese Belluno è qui per fare la propria parte, insieme alla politica e a fianco delle imprese artigiane, spina dorsale e identità della nostra provincia. La nostra montagna non sia più Cenerentola, ma luogo che genera futuro», ha affermato.
Il direttore Michele Basso, introducendo l’incontro, ha sottolineato come il tema del passaggio generazionale sia decisivo «per combattere lo spopolamento della montagna e mantenere vivo il territorio». Un argomento che si inserisce nel percorso avviato in occasione del Settantesimo anniversario della fondazione dell’Unione Artigiana.
Scarzanella ha richiamato la necessità di «trovare l’equilibrio tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione», indicando come opportunità strategiche il percorso verso le Olimpiadi, la legge sulla montagna in attesa dei decreti attuativi, la nomina dell’assessore regionale con delega alla montagna e l’avvio dell’iter di riforma della legge quadro sull’artigianato.
I dati sull’economia e sulle imprese
Per costruire una visione basata su elementi concreti, Confartigianato Imprese Belluno ha affidato all’Ufficio Studi della CGIA di Mestre un’analisi su economia, lavoro, imprese e demografia. La ricerca è stata presentata dal segretario Renato Mason e dal ricercatore Daniele Nicolai.
Nel periodo 2007-2024 il PIL bellunese è cresciuto del 4,9 per cento, in linea con le province venete più forti. Il commercio estero vale quasi la metà del PIL provinciale e il saldo commerciale tra export e import risulta il più elevato tra le province italiane. Un dato positivo che, tuttavia, presenta elementi di fragilità, legati alla forte concentrazione dell’export nel settore dell’occhialeria, che rappresenta circa il 75 per cento delle esportazioni.
Nel 2024 il saldo tra imprese cessate e nuove iscrizioni è stato negativo (-44), ma dopo anni di calo le iscrizioni sono tornate a crescere, raggiungendo quota 730, rispetto alle 679 del 2023. Il 38 per cento delle nuove imprese è artigiano. Le sedi di imprese attive sono 12.802, di cui il 59 per cento ditte individuali.
Dal punto di vista territoriale, il calo maggiore di imprese si registra nel Feltrino (-11,6%), seguito dal Bellunese (-8,1%), dal Cadore (-5,8%) e dall’Agordino (-4,3%). Un dato che suggerisce una flessione più marcata nelle aree meno montane rispetto a quelle di alta quota.
Le imprese artigiane in provincia sono 4.347, pari al 33,9 per cento del totale. Il 74 per cento è costituito da ditte individuali. I settori più rappresentati sono le costruzioni, la manifattura – in particolare il legno-arredo – l’autoriparazione, i trasporti e i servizi alla persona.
Le imprese a guida straniera sono 1.017, pari al 7,9 per cento del totale, un valore inferiore alla media regionale e nazionale. Le imprese femminili sono 2.720, il 21,2 per cento del totale, mentre quelle giovanili sono 1.044, pari all’8,2 per cento.
Demografia e imprenditorialità
La popolazione bellunese conta 197.788 residenti, con un calo del 2,2 per cento rispetto al 2019, superiore alla media veneta. La diminuzione è più accentuata in Cadore e Agordino. I giovani tra 0 e 14 anni rappresentano il 10,6 per cento della popolazione, mentre il 28 per cento ha più di 65 anni, con un picco ancora una volta in Cadore.
Il tasso di imprenditorialità è del 6,5 per cento, inferiore a quello regionale e nazionale. Tra gli imprenditori, oltre la metà ha un’età compresa tra i 50 e i 69 anni, mentre i giovani sotto i 30 anni rappresentano poco più del 4 per cento.
Le posizioni delle istituzioni
Nel suo intervento conclusivo, Scarzanella ha ribadito che «la sfida principale è quella dei passaggi generazionali», sottolineando come la chiusura di un’attività artigiana significhi non solo una perdita economica, ma anche sociale e culturale.
L’assessore regionale Dario Bond ha richiamato l’attenzione sui vincoli paesaggistici e ambientali che interessano il 92 per cento del territorio bellunese, evidenziando l’impatto che questi possono avere sugli investimenti e sulla competitività delle imprese. Bond ha inoltre proposto l’istituzione di un tavolo provinciale per la sburocratizzazione.
Il senatore Luca De Carlo, collegato da remoto, ha riconosciuto il ruolo di Confartigianato nell’istituzione dell’assessorato regionale alla montagna e ha ribadito l’impegno per la riforma della legge quadro sull’artigianato e per il rilancio di Artigiancassa. «È necessario investire sulla scuola e sulla formazione professionale – ha concluso – per rendere l’artigianato moderno e attrattivo, puntando sull’innovazione e sull’uso delle tecnologie».

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