Ci sono due parole inglesi che ormai sono diventate di uso comune anche da noi e non solo sui giornali: overtourism e sold out. In parole povere: troppi turisti e tutto esaurito. Chi l’avrebbe detto, anche solo quindici anni fa, che saremmo arrivati a dover imporre dei numeri chiusi e non solo nelle città d’arte, come Venezia, ma perfino in montagna. L’Alto Adige è stato il precursore, addirittura sul numero di posti letto nelle strutture alberghiere, e poi limitando gli accessi ad alcune delle zone più richieste, come il lago di Braies che si visita solo usando mezzi pubblici e lasciando l’auto (con prenotazione) nei carissimi parcheggi dislocati più lontano.
Da anni si discute, di qua e di là del confine tra Belluno e Trentino-Alto Adige, se mettere un pedaggio e un numero chiuso per gli accessi ai passi dolomitici, percorsi ogni giorno da migliaia di rumorosi mezzi a motore. Nel frattempo sempre nelle vicine province autonome, le strade vengono chiuse alle auto in alcune giornate per dare modo ai ciclisti di muoversi liberamente e senza pericoli.
E nel Bellunese? Il 2025 è il primo anno in cui si sperimenta una specie di numero chiuso in due località, le Tre Cime di Lavaredo e i Serrai di Sottoguda.
Alle Tre Cime di Lavaredo si può arrivare a piedi, come è ovvio, e questo percorso non viene limitato: sono sei chilometri in notevole salita nella parte finale. Ma se si vuole salire in macchina o in moto, ora occorre prenotare: i parcheggi a disposizione sono settecento e oltre non si va. Il pedaggio si paga poco dopo Misurina, è di 40 euro ed è valido per dodici ore.
L’afflusso alle Tre Cime è incredibilmente massiccio: può arrivare a 14mila persone al giorno che percorrono l’anello attorno alle magnifiche vette dolomitiche, sostando al rifugio Auronzo, al rifugio Lavaredo o arrivando al rifugio Locatelli, sempre che si riesca a trovare posto. Perfino camminare sui sentieri può essere problematico. Per salire al rifugio Auronzo si possono anche usare i mezzi pubblici che partono sia da Dobbiaco che da Cortina e Auronzo. Anche per usare i mezzi pubblici serve la prenotazione.
Altro luogo da preservare e quindi diventato a numero chiuso è quello dei Serrai di Sottoguda, la gola profonda scavata dal torrente Pettorina che collega Malga Ciapela con Sottoguda. Luogo meraviglioso ma praticamente distrutto il 29 ottobre 2018 dalla tempesta Vaia. L’alluvione scavò un solco lungo la gola, strappando dal sottosuolo i sottoservizi (acquedotto e fognature) e distruggendo strade e ponticelli. L’anno scorso una parte dei Serrai è stata riaperta in via sperimentale, dopo i lunghi e costosi lavori di rifacimento dell’intero percorso (14 milioni di euro). Da metà giugno i Serrai sono stati riaperti, anche qui con un biglietto di ingresso (5 euro) e con un numero chiuso: in contemporanea possono entrare in duecento, tutti dotati di caschetto. Non tutti i Serrai sono percorribili, non si riesce ad arrivare a Malga Ciapela dove sono ancora in corso dei lavori. La gestione degli ingressi è stata affidata alla cooperativa Lavoro & Sviluppo Alpago e l’ipotesi anche in questo caso è che si arrivi ad una prenotazione on line, come per le Tre Cime. Per limitare il numero delle auto presenti nel piccolo borgo di Sottoguda, il Comune di Rocca Pietore ha istituito una zona a traffico limitato, spostando i parcheggi più a sud, verso Rocca Pietore, da dove i turisti partiranno per arrivare ai Serrai.
Sia per i Serrai che per le Tre Cime si tratta spesso di turisti “mordi e fuggi”, quelli che arrivano e ripartono in giornata, senza influire quindi sul numero di presenze turistiche negli alberghi. Dopo il Covid e soprattutto dopo che le Dolomiti sono diventate Patrimonio dell’Umanità, sembra che tutto il mondo voglia venire a vederle. Ma è un territorio fragile, che va tutelato.




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