Nella nuova puntata della rubrica “Una voce dalle Dolomiti” di Radio ABM, condotta da Manuela Gaio, il protagonista è Taras Stremiz, atleta e scrittore, che unisce due mondi solo apparentemente distanti: l’impegno del decathlon e l’approfondimento della storia medievale.
Dopo un’intensa attività sportiva giovanile, Stremiz si era allontanato dall’atletica per dedicarsi alla famiglia. Il ritorno è arrivato grazie al figlio, anche lui appassionato di sport:
«Mi sono rimesso in gioco seguendo mio figlio in pista, e la passione si è risvegliata», racconta. Da allora, è tornato a gareggiare con ottimi risultati:
«Questo è il terzo anno consecutivo che vinco i campionati italiani master. Due anni fa, a Pescara, sono arrivato terzo agli Europei».
Stremiz pratica il decathlon, disciplina complessa che include dieci specialità dell’atletica leggera: corsa, salti, lanci e ostacoli. Nonostante le difficoltà, conferma:
«È impegnativo, ma anche molto gratificante. Alcune prove sono più faticose, ma con l’allenamento si riesce a gestirle».
Parallelamente alla vita sportiva, coltiva da anni una profonda passione per la storia medievale e la scrittura. Autore di due romanzi, Il Cavaliere di San Giovanni e Il Cavaliere e la Croce, Stremiz ha in lavorazione il terzo volume di quella che sarà una trilogia ambientata tra le montagne bellunesi nel XII secolo.
«Tutto è nato passeggiando sotto Porta Doiona, a Belluno. Ho notato una croce che mi ricordava i templari e mi sono chiesto cosa fosse successo in città in quegli anni. Da lì è partita la mia ricerca».
Il lavoro di scrittura è supportato da uno studio rigoroso su testi storici e archivi:
«Mi baso su documenti reali e testi come quelli del Piloni e del Miari. I protagonisti principali sono frutto della fantasia, ma tutti gli eventi narrati sono storicamente accurati».
I suoi libri, rivolti soprattutto a un pubblico giovane-adulto, hanno già trovato spazio in alcuni progetti scolastici:
«Il Medioevo è un periodo crudo, non edulcorato. Per questo credo sia adatto dai 14 anni in su».
Alla domanda se preferirebbe rinunciare allo sport o alla scrittura, Stremiz risponde:
«Entrambe mi arricchiscono: lo sport a livello fisico e personale, la scrittura a livello culturale e spirituale». E aggiunge, con realismo: «Finché ho forze fisiche, vado avanti con lo sport. Poi, ci sarà più tempo per scrivere».
Con il terzo volume in cantiere e nuovi progetti storici all’orizzonte, Stremiz non esclude future incursioni in altre epoche:
«Il Medioevo resta la mia passione principale, ma ci sono altri periodi storici che mi affascinano».
Intanto, continua a portare avanti la sua duplice vocazione, unendo memoria e movimento, parola scritta e gesto atletico, in un equilibrio personale che si nutre di disciplina e passione.




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