Addio ad Arnaldo Pomodoro: il grande scultore e il legame con Belluno

Redazione | 23 giugno 2025 alle 11:24 | 0 commenti

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È morto ieri, domenica 22 giugno, all’età di 98 anni Arnaldo Pomodoro, uno dei più grandi artisti italiani del Novecento, celebre in tutto il mondo per le sue sculture monumentali in bronzo. Le sue “Sfere” spezzate, complesse e visionarie, hanno segnato l’immaginario collettivo, diventando simboli di riflessione sul rapporto tra perfezione e fragilità, ordine e caos.

L’Italia intera piange la scomparsa di un maestro dell’arte contemporanea, capace di lasciare un’impronta indelebile con le sue opere presenti nei più importanti musei e spazi pubblici del mondo, da New York a Roma, da Copenaghen a Tokyo.

Ma anche Belluno ha potuto vantare, fino a pochi anni fa, un piccolo ma significativo tassello del genio di Pomodoro. La sua scultura, collocata sotto porta Dante, aveva trasformato per anni lo spazio urbano in un punto di incontro tra arte e quotidianità. L’opera, poi rimossa e restituita alla proprietà privata, era diventata un riferimento visivo familiare, capace di incuriosire e far riflettere.

L’arte come rottura e rigenerazione

Lo stile di Arnaldo Pomodoro era riconoscibile e unico: superfici lisce e perfette all’esterno che si aprono per rivelare meccanismi interni complessi, come se la materia stessa si disgregasse sotto lo sguardo dello spettatore. Una visione che rifletteva le tensioni del presente e la ricerca costante di nuove prospettive. La “Sfera” esposta a Belluno non faceva eccezione, con la sua forza evocativa che si inseriva armoniosamente nel contesto urbano e culturale della città.

Pomodoro è stato anche un instancabile promotore dell’arte: la sua Fondazione, con sede a Milano, ha lavorato per decenni alla conservazione, promozione e divulgazione del suo lavoro e dell’arte contemporanea in generale.

Un’eredità che continua

La sua morte lascia un grande vuoto nel mondo dell’arte, ma anche una straordinaria eredità artistica e culturale. Per Belluno, il ricordo di quella scultura in piazza non è solo nostalgia, ma un invito a riportare l’arte di qualità negli spazi pubblici e a coltivare la memoria di chi ha saputo raccontare, attraverso il bronzo e il vuoto, la complessità dell’animo umano.

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