Da pochi giorni si sono concluse le celebrazioni per la festività dei Santi patroni Vittore e Corona e subito Feltre si appresta a vivere un’altra importante giornata di devozione popolare: quella a Santa Rita da Cascia, la cui statua è custodita tutto l’anno nella cripta a lei dedicata nella chiesa di San Giacomo in centro storico ma in questi giorni portata nella navata dell’edificio per una migliore accessibilità da parte dei fedeli.
Santa Rita da Cascia, riconosciuta come la patrona dei casi impossibili, è una figura molto venerata, in tutta Italia come nel resto del mondo, in particolar modo dal mondo femminile per le vicende che hanno segnato la sua vita: al secolo Margherita Lotti, nacque a Roccaporena in provincia di Perugia nel 1381 e fin da giovane manifestò il desiderio di abbracciare la vita religiosa, ma fu indotta a sposarsi per volere dei suoi genitori. Il suo però non fu un matrimonio facile a causa del carattere irruento del marito, conclusosi poi con la morte cruenta dell’uomo; Rita perdonò gli assassini e non volle in alcun modo che i figli serbassero odio nei loro confronti o cercassero vendetta. Alla loro morte, avvenuta per malattia, Santa Rita entrò nel convento delle agostiniane di Cascia dedicandosi completamente a Dio e alla vita monastica. Morì il 22 maggio 1457 e questo spiega perché in questa data ogni anno si celebra questa santa con messe e preghiere.
Relativamente recente e quantomai bella la storia che porta la statua di Santa Rita nella cripta sotto la chiesa feltrina di via Mezzaterra. Siamo negli anni del secondo conflitto mondiale, esattamente la mattina del 3 ottobre 1944 quando vi fu il drammatico rastrellamento da parte dei tedeschi di diverse migliaia di feltrini, radunati prima al cinema Italia e poi presso la caserma Zannettelli. Tutta la famiglia di Mariano Turrin, compresa la moglie, i tre figli (il maggiore aveva nove anni, il più piccolo solamente due) ed anche gli anziani genitori furono portati via dalla loro casa, potendovi fare ritorno solo in tarda serata. Tutti tranne Mariano, che fu invece mandato nel campo di prigionia di Bolzano; qui fu trattenuto due lunghi mesi dopo i quali venne finalmente liberato in occasione del Natale tedesco assieme ad altre quattordici persone, tutti amnistiati per buona condotta. Al termine della guerra, scampati al pericolo di essere deportati nei lager nazisti, Mariano e la moglie decisero che avrebbero onorato Santa Rita per la grazia ricevuta. Fu deciso quindi di allestire una cripta, individuata nella cantina dell’appartamento del custode della chiesa di San Giacomo, vicina all’abitazione della famiglia. Ci fu la grande solidarietà di tanti feltrini che contribuirono all’opera con donazioni e la cappella fu poi abbellita con affreschi e tele. I festeggiamenti in onore di Santa Rita iniziarono già nel 1947 con l’inaugurazione della cappella votiva.
Da allora ogni 22 maggio sono sempre più numerosi i fedeli che accorrono dalla città e dai paesi vicini per acquistare la rosa benedetta, uno dei simboli di Santa Rita, ed assistere ad una delle diverse messe programmate nella giornata. Nel pomeriggio è prevista anche la benedizione dei bambini. A mantenere alta la tradizione della festa di Santa Rita ci pensano i sacerdoti che si avvicendano nella celebrazione delle messe e un gruppo di donne volontarie per l’organizzazione dell’intera giornata.
Da qualche anno, all’interno dei festeggiamenti e per portare un messaggio di pace, si tiene un concerto del coro Ana Piave con una corale ospite: questa volta è toccato al nuovo gruppo femminile Merisana diretto dalla giovane e promettente maestra Gaia Da Rugna.
Luisa Carniel




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