Casa Museo dell’Alchimista a Valdenogher

Irene Savaris | 20 maggio 2025 alle 12:37 | 0 commenti

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Il mese di maggio ci porta alla scoperta di un luogo bellunese molto particolare: la Casa Museo dell’Alchimista di Valdenogher, comune di Tambre d’Alpago. Passandoci davanti, percorrendo la strada che dal Lago di Santa Croce conduce al Pian del Cansiglio, è impossibile non notarla, per la sua interessante facciata. A condurci nei meandri della casa e della sua storia, in un certo senso ancora avvolta nel mistero, è Loredana Stiletto, referente per la gestione delle visite e dell’organizzazione degli eventi dell’Unione Montana dell’Alpago, proprietaria dell’immobile.

Costruito nel Cinquecento, in stile tardo-gotico, in una località disabitata – non fosse per la vicina chiesetta di San Michele – si distingue dalle case che vi furono costruite attorno, negli anni successivi, anche se il palazzetto stesso subì delle varianti alcuni secoli più tardi. Dopo il soggiorno dell’alchimista, fu acquistata dalla famiglia Bortoluzzi, che si insediò in Alpago proveniente da Vittorio Veneto, e rimase in possesso degli eredi che negli anni ’80 del secolo scorso la donarono al comune di Tambre. A quel punto, in forte degrado, fu ceduta all’Unione Montana, che iniziò i lavori di restauro, sotto la supervisione della Soprintendenza dei beni culturali, e fu inaugurata nel 2006, dopo un ventennio di attenti lavori.

Ma chi era, dunque, questo Alchimista? Probabilmente, si trattava di un esule egiziano, proveniente da Alessandria d’Egitto, protetto da una benestante famiglia veneziana. Se è vero che, quando sorse, la casa era circondata dal nulla, è anche vero però che era facilmente raggiungibile, trovandosi sul percorso che collegava la pianura al Cansiglio, se non, addirittura, Aquileia al Cadore. La certezza che si trattasse di una casa alchemica viene confermata da elementi simbolici tipici presenti sulla facciata. Si notano, infatti, i tre livelli di piani; al pianoterra il “nigredo”, al primo piano l’”albedo”, al secondo il “rubedo”. Sono questi, per gli alchimisti, i passaggi necessari per trasformare il caos in luce. Vi sono poi elementi che decorano la facciata, per i quali è stata utilizzata la pietra rossa della vicina La Secca; spicca la bifora, circondata dal caduceo, da motivi floreali, dalle quattro colonne che rappresentano i quattro elementi – terra, fuoco, acqua, aria – ed in alto da una maschera – forse la testa dell’alchimista stesso.

L’interno fu rimaneggiato dai proprietari, e poco rimane di originale, ma grazie ad uno studio attento della Soprintendenza, sono stati creati dei pannelli esplicativi della scienza alchemica, ed esposti oggetti e testi che descrivono il percorso in tre fasi della trasmutazione personale e oggettiva delle cose.

Una visita guidata può trasportare il visitatore in un mondo esoterico, che racconta il processo di costruzione della pietra filosofale, e dove viene introdotto, tra l’altro, alla conoscenza di concetti quali macrocosmo e microcosmo, o alla funzione della sfera armillare.
La Casa Museo è gestita dalla Proloco di Tambre ed è aperta da giugno a settembre (sabato 10-12, domenica 15-18) oppure su prenotazione al nr. tel. 350 0034954. Per l’estate sono previsti due appuntamenti: il 21 e 22 giugno per il solstizio d’estate e dal 18 al 24 agosto la settimana dell’alchimia. Per approfondimenti visitare il sito www.prolocotambre.it

Irene Savaris

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