Sembrano lontani i tempi in cui il New York Times bollava gli italiani come portatori di uno «spirito profondamente mendicante, generato da secoli di ignoranza, dipendenza e povertà». O quando sosteneva che «L’Italia è prima in Europa con i suoi crimini violenti», sentenziando che «di regola, i criminali italiani non sono ladri o rapinatori, sono accoltellatori e assassini».
Una preoccupazione condivisa anche dal New York Herald, certo nella sua previsione secondo la quale «New York diventerà una colonia penale per i rifiuti d’Italia». D’altronde, scriveva il Baltimore News, «La disposizione a uccidere come ritorsione per un torto immaginario è un tratto del carattere di questa razza impulsiva e inesorabile».
Sono articoli di fine Ottocento, un’epoca in cui gli immigrati dal Bel Paese, approdati numerosi sulle coste statunitensi in cerca del sogno americano, erano visti come violenti, attaccabrighe, sovversivi e malavitosi.
Un distillato di pregiudizio, razzismo e xenofobia che fortunatamente oggi i nipoti di quei primi migranti non sono più costretti a subire. La reputazione degli italiani negli States, o meglio, degli italoamericani, è profondamente cambiata. Ha virato verso un deciso e costante miglioramento, come attesta anche il report annuale dell’Italian American Reputation Lab, presentato lo scorso 10 maggio a Roma.
L’IARL è un osservatorio nato dalla collaborazione tra la società di marketing Zwan e l’agenzia editoriale We The Italians. Il suo obiettivo è quello di monitorare la percezione dell’Italia e degli italoamericani negli Stati Uniti d’America.
La presenza sui media
Il primo punto esaminato dal rapporto 2022 (prima edizione) è il seguente: quante persone e riferimenti ci sono sui media (sia web che tradizionali) riguardanti gli italoamericani?
Risposta: In Italia, 24.468 menzioni con 8.100 autori. Negli USA, 142.760 menzioni con 97.467 autori. Nel resto del mondo, 336.000 menzioni con 156.000 autori.
Negli Stati Uniti, il Paese più attivo al mondo su questo fronte, gli italoamericani sono la terza comunità per numero di menzioni e la prima tra quelle di discendenza europea, con dati superiori sia rispetto alla comunità tedesca-americana sia a quella irlandese-americana, nonostante entrambe contino il doppio di cittadini statunitensi.
Gli italoamericani in Italia
Per quanto riguarda la reputazione degli italoamericani in Italia, il report evidenzia che essa è «fiorente», grazie «all’aumento degli investimenti (e alla loro tipologia), e a un’audace presenza di talenti italoamericani nell’industria dello spettacolo (cinema e musica)». Ecco allora spiegata la classifica dei cinque italoamericani con la miglior reputazione in Italia, dal quinto al primo: Robert De Niro, Quentin Tarantino, Sylvester Stallone, Frank Sinatra e Mike Bongiorno.
Parlando di investimenti, risultano importanti nel dare risalto positivo alla reputazione italoamericana gli sforzi economici in un particolare settore, quello del calcio. Un mondo che ha offerto ad italoamericani quali Stephen Pagliuca (Atalanta), Joe Tacopina (Spal), John Aiello (Cesena), Gerry Cardinale (Milan), Giancarlo Natale (Nocerina), Matt Rizzetta (Ascoli) e soprattutto Rocco Commisso (Fiorentina) una grande esposizione mediatica, influenzando l’opinione pubblica. Le menzioni negative sugli italoamericani, in Italia, sono sempre state poche, tranne per un picco registrato a seguito delle accuse di molestie sessuali che hanno portato l’ex governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo a dimettersi dall’incarico nell’agosto 2021 (tutte le accuse nei suoi confronti sono poi cadute).
Gli italoamericani negli USA
Oltreoceano, la percezione degli italoamericani è stata oggetto di vari salti culturali. «Solo fino a trent’anni fa – spiega lo studio IARL – le grandi discussioni sul tema riguardavano la cultura mafiosa e la criminalità della malavita», anche a causa di stereotipi alimentati dall’industria cinematografica e televisiva. Attualmente, invece, «la percezione della comunità italoamericana sta rapidamente cambiando». A pesare il costante aumento di posizioni decisionali di alto livello, nella sfera privata e in quella pubblica, ricoperte da italoamericani, così come il fatto che l’ambiente mediatico sta spostando la propria attenzione su modelli più positivi, come – per fare solo un paio di esempi – la cantante Lady Gaga (Stefani Joanne Angelina Germanotta) e i fratelli Anthony e Joe Russo, sceneggiatori, produttori e registi, noti soprattutto per aver diretto “Captain America: The Winter Soldier” (2014), “Captain America: Civil War” (2016), “Avengers: Infinity War” (2018) e “Avengers: Endgame” (2019).
In generale, il report sottolinea che «le discussioni sugli italoamericani sono quasi tutte positive o neutre». Insomma, considerando da dove eravamo partiti, la visione si è trasformata. E chissà che il processo non possa insegnarci qualcosa.




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