Mestiere itinerante. Centinaia di chilometri impressi in un documento

Simone Tormen | 26 marzo 2025 alle 15:27 | 0 commenti

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Giravano di paese in paese, attraversando a piedi la Pianura Padana e le grandi città italiane. Talvolta si spingevano fino alla Svizzera, ai territori dell’Impero Asburgico o al Sud della Francia. Sulle spalle portavano cassèle da decine di chili, il peso della merce da proporre di casa in casa: oggetti di uso domestico, stampe a tema religioso, sementi per l’orto, articoli di merceria, drogheria, biancheria e abbigliamento. Provenivano soprattutto da Lamon e da Sovramonte. Erano le cròmere, figure simbolo dell’emigrazione femminile dei secoli scorsi, protagoniste di un mestiere vagabondo impostato su un costante (e faticoso) camminare “porta a porta”. Un lavoro duro e spesso umiliante, come testimoniano i ricordi di alcune di queste donne raccolti nel libro Il dialetto di Lamon. Cultura nelle parole, a cura di Loredana Corrà. «Io ho girato, io ho sofferto la fame, io ho sofferto il freddo, io ho sofferto il bagnato, io ho combattuto con gli uomini, io ho dormito sulle foglie bagnate… io le ho passate tutte!». Una “vita da strada” in cui era necessario lottare e impossibile riposarsi (per la notte, queste donne cercavano sistemazioni di fortuna, come fienili o stalle). Un’esistenza scandita da fatiche fisiche e da sofferenze emotive. «Al pèdo mistiér che i à anventà al Segnór me digh che l é stat quél», «il peggior mestiere che ha inventato il Signore io dico che è stato quello», conferma un’altra venditrice ambulante nel libro citato. Motivo? «Parché l é cóme ndar a domandar la carità», «perché è come andare a chiedere l’elemosina».

L’attività venne portata avanti per tutto l’Ottocento e fino agli anni Settanta del Novecento, per poi essere soppiantata dalla diffusione, anche nei piccoli centri, di supermercati e altre forme di commercio al dettaglio.
Una memoria di questo impiego itinerante ci arriva da un documento gentilmente messo a disposizione del MiM dal nostro socio di Zurigo Teddy De Cia. Si tratta di un’Hausier-patent (licenza per venditori ambulanti) del 1938 rilasciata nel Canton Argovia (Svizzera) a Filomena Venzo, cròmera di Sovramonte.

Il documento riporta le regole da rispettare per l’esercizio del mestiere. Una delle più significative e probabilmente gravose, considerando che si trattava di un lavoro per lo più svolto da donne, era il divieto di portare con sé bambini piccoli, pena la revoca della licenza. Non consentito, inoltre, il commercio ambulante «con veicolo a motore».

Altre norme imponevano ai titolari di patentino – obbligatorio per chi voleva svolgere il commercio ambulante – di presentare il documento all’autorità di polizia locale di ogni comune in cui veniva esercitata l’attività. Non solo, la licenza doveva essere mostrata, su richiesta, a qualsiasi agente di polizia e alle persone a cui venivano offerti i prodotti. Prodotti che, su specifica richiesta, era sempre obbligato esibire. Gli agenti di polizia, inoltre, avevano «libero accesso ai locali» in cui veniva esercitato il commercio ambulante. Gli ambulanti che si rifiutavano di mostrare il proprio patentino o le proprie merci erano soggetti «alla stessa sanzione di chi esercita l’attività senza patentino».
La licenza vietava inoltre la vendita nelle case durante la notte, stabilendo sanzioni pecuniarie elevate per i contravventori. A seguito di violazioni, i trasgressori potevano anche subire il sequestro temporaneo delle merci fino al valore della multa prevista e di eventuali risarcimenti e spese. Per chi veniva sorpreso «a mendicare» era prevista la revoca del patentino. Altra condanna inflitta in caso di mancato rispetto delle leggi poteva essere il rifiuto all’emissione di un nuovo patentino o la negazione del rinnovo di quello esistente.
Come detto in precedenza, una delle regole stabiliva il dovere di presentare la licenza all’autorità di polizia locale in ogni comune in cui veniva svolta l’attività. Analizzando i diversi timbri apposti nelle pagine del documento, possiamo risalire agli spostamenti di Filomena Venzo, transitata in decine di comuni, tra cui Merenschwand, Beinwil bei Muri, Muri, Buttwil, Boswil, Bünzen, Besenbüren, Wohlen, Lupfig, Fahrwangen, Meisterschwanden, Seengen, Beinwil am See, Leutwil, Dürrenäsch, Suhr, Rohr, Gränichen, Bremgarten e molti altri, percorrendo centinaia di chilometri.

Simone Tormen

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