ALFREDO (GINO) DE DEMO

26 Mar 2025 | 0 commenti

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A quasi un anno dalla sua scomparsa, ritengo sia mio dovere ricordare un grande amico e un grande bellunese, che ha onorato nel mondo la provincia di Belluno con il suo ingegno, il suo lavoro e il suo impegno sociale.

Alfredo De Demo, detto “Gino”, nacque il 4 ottobre 1936 a Tambre d‘Alpago (BL). Suo padre emigrò nel 1946 in Lussemburgo, dove, nel 1950, lo raggiunsero Gino, la madre e le sorelle. La famiglia si stabilì a Ermsdorf, vicino a Diekirch, nel nord del Lussemburgo. Fin dall’inizio, Gino imparò il lussemburghese, integrandosi rapidamente nel Paese che lo ospitava.

A 15 anni iniziò a lavorare come tagliapietre in una cava, dove era impiegato anche suo padre. Dopo cinque anni, per motivi di lavoro, l’intera famiglia si trasferì a Strassen, cittadina poco distante dalla città di Lussemburgo, lungo la strada che porta verso il Belgio. Qui, con l’aiuto del padre, Gino costruì la sua prima casa.

Nel 1968 iniziò a lavorare come fabbro presso la società Hein a Strassen, occupandosi del montaggio di forni industriali. Nel 1969 fu inviato per un anno nell’allora Congo Belga dalla stessa società, per contribuire all’apertura di una filiale. Nel 1970 sposò Angela Monaco, originaria di Acerenza, in Basilicata. Nel 1971 nacque il loro primo figlio, Walter. Nello stesso anno, Gino iniziò a frequentare corsi serali per prepararsi al concorso del Parlamento Europeo, dove avrebbe lavorato fino al pensionamento. Nel 1973 nacque la figlia Letizia.

Nel 1976 costruì la sua casa a Pianon d’Alpago, luogo da cui era partito nel 1950. Qui, durante ogni periodo di ferie, si dedicava ai lavori in pietra, realizzando il caminetto e il banco. Fu proprio in quell’anno che lo conobbi, quando fui assunto presso la Scuola Europea di Lussemburgo. Il nostro primo incontro avvenne nella sala della Missione Cattolica di Lussemburgo, a Bonnevoie, durante una riunione della Famiglia Bellunese di Lussemburgo. In quell’occasione, il Consiglio Direttivo, di cui faceva parte anche Gino, mi elesse nuovo Presidente, e io coinvolsi subito Gino come Vicepresidente, insieme a Ioris Lazzaris, purtroppo scomparso pochi mesi dopo in un incidente di montagna, e a suo cugino Domenico De Demo, detto “Meno”, come tesoriere.

L’anno successivo, il Consiglio organizzò la Festa nel Bosco di Bridel, nel comune di Bertrange, la prima organizzata da un’associazione italiana in Lussemburgo, che divenne poi un appuntamento annuale di grande successo. Alla festa partecipavano non solo residenti del Lussemburgo, ma anche persone provenienti da Francia e Belgio; ogni anno arrivava un pullman da Liegi. Gino, sempre attivo, aiutava nell’organizzazione e intratteneva i partecipanti.

Grazie a questa e ad altre iniziative, la Famiglia Bellunese di Lussemburgo riuscì a finanziare diversi progetti. Furono inviati contributi per i terremotati del Friuli e, successivamente, per quelli dell’Irpinia. Si partecipava annualmente alla Festa delle Rose a Walferdange, comune gemellato con Limana, e alla festa annuale dell’immigrazione in Piazza Guillaume, a Lussemburgo. Vennero organizzati incontri tra i Presidenti delle Famiglie Bellunesi di Lussemburgo, Germania, Francia, Belgio e Olanda, nella sede del Segretariato Europeo. Furono promossi eventi culturali ospitando cori e gruppi folcloristici, tra cui il Coro Minimo Bellunese, il Coro Agordo, il Coro Cadore, il Coro Monti del Sole e i gruppi Folk Nevegal e di Sospirolo.

Un evento particolarmente significativo fu il concerto del Coro CTG Bellunese, diretto da Mons. Sergio Manfroi, che si esibì nella Cattedrale del Lussemburgo e alla RTL, la televisione lussemburghese. Alla delegazione parteciparono anche trentuno sindaci bellunesi, il Vicepresidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, Renato De Fanti, ed Edoardo Luciani, fratello di Papa Giovanni Paolo I.

Con Gino e Meno ci incontravamo spesso anche al bistrot di Strassen, gestito da una famiglia originaria di San Donà di Piave, dove una volta ospitammo persino l’On. Arnaldo Colleselli, parlamentare europeo.

Nel 1984 Gino iniziò la costruzione della sua nuova casa a Strassen. Era instancabile e si dedicava con passione ai lavori in pietra, costruendo due caminetti. Anche io, da suo Presidente, gli diedi una mano come manovale, trasportando carriole di mattoni e sacchi di cemento.

Nel 2001, dopo trent’anni di lavoro al Parlamento Europeo, andò in pensione. Tuttavia, non riusciva a stare con le mani in mano: coltivava l’orto, curava gli alberi da frutta e continuava a lavorare il ferro per piccole commissioni dei funzionari del Parlamento.

Amava viaggiare con la famiglia, visitando New York, Francia, Spagna, Svizzera e le Isole Canarie, ma due volte all’anno tornava sempre a Pianon, per rivedere le sue montagne bellunesi, la casa e il bosco.

Nel 2005 nacque il primo nipote, Fabio, figlio di Letizia e Philippe. Nel 2009 nacque il secondo nipote, Gianluca. Negli ultimi anni, si dedicò completamente alla crescita dei suoi nipoti, portandoli spesso in vacanza a Pianon. Amava la montagna, la sua famiglia e i suoi alberi. Ogni anno tagliava la legna e coltivava il suo orto con passione.

L’amico Gino ci ha lasciati il 2 giugno 2024, lasciando un ricordo indelebile in chi lo ha conosciuto.

Pier Celeste Marchetti

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