Il passaggio dall’ora legale all’ora solare avverrà ufficialmente nella notte compresa tra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Alle ore 03:00 gli orologi dovranno essere posizionati sulle 02:00. Mentre i dispositivi digitali come smartphone, computer e tablet aggiorneranno l’orario in maniera automatica, per i supporti analogici sarà necessario l’intervento manuale. Il regime di ora solare rimarrà in vigore fino al fine settimana compreso tra il 27 e il 28 marzo dell’anno successivo, quando si ripristinerà l’ora legale.
Le conseguenze sul benessere e il “mini jet lag”
L’ora solare corrisponde con maggiore accuratezza alla posizione astronomica del Sole. Tuttavia, l’improvvisa variazione dei ritmi giornalieri provoca un’alterazione temporanea dell’orologio biologico.
Come rilevato dagli esperti della medicina del sonno, lo sfasamento degli orari dedicati al riposo, al risveglio e ai pasti produce un effetto assimilabile a un “mini jet lag”. I sintomi più comuni comprendono irritabilità, stanchezza diffusa e sonnolenza diurna. Si tratta di manifestazioni di carattere transitorio, destinate solitamente a riassorbirsi nell’arco di circa cinque giorni, tempo necessario al cervello e all’organismo per riadattarsi ai nuovi ritmi di luce e buio.
Le motivazioni economiche e il risparmio energetico
L’adozione dell’ora legale durante i mesi primaverili ed estivi risponde storicamente all’esigenza di ottimizzare l’impiego della luce naturale, riducendo i consumi legati all’illuminazione artificiale nei momenti di picco serale. La misura, introdotta nel secolo scorso in concomitanza con periodi bellici e le crisi energetiche degli anni Settanta, garantisce vantaggi economici rilevanti. Secondo i dati elaborati da Terna per il 2026, l’applicazione dell’ora legale ha generato in Italia un risparmio energetico pari a 302 milioni di kWh, corrispondenti a circa 80 milioni di euro.
Il dibattito politico in Unione Europea
L’opportunità di eliminare il doppio cambio d’ora stagionale resta al centro dell’agenda politica dell’Unione Europea. Nel 2018 la Commissione Europea ha formulato una proposta indirizzata all’abolizione del sistema semestrale, approvata dal Parlamento Europeo nel 2019.
Ciononostante, il processo legislativo si trova in fase di stallo presso il Consiglio dell’Unione Europea a causa delle divergenze tra i governi dei Paesi membri. La principale criticità risiede nel rischio di frammentazione del mercato interno: l’assenza di una scelta coordinata a livello comunitario potrebbe determinare un mosaico di fusi orari differenti tra Stati confinati, con ricadute negative sulla gestione dei trasporti, delle attività transfrontaliere e del commercio unico.




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