Nel 63° anniversario del disastro del Vajont, il sindaco di Longarone Roberto Padrin ha ricordato i sopravvissuti, i soccorritori e quanti contribuirono alla rinascita della comunità. Nel suo intervento anche un richiamo alla sicurezza, alla memoria collettiva e alla tutela del territorio.
A 63 anni dal disastro del Vajont, Longarone ha rinnovato il ricordo delle vittime e di una tragedia che ha segnato profondamente la storia del territorio. Nel corso della commemorazione del 9 ottobre 2026, il sindaco Roberto Padrin ha dedicato il proprio intervento al valore della memoria, alla solidarietà che accompagnò la ricostruzione e alla responsabilità di trasmettere alle nuove generazioni gli insegnamenti del 9 ottobre 1963.
Il filo conduttore del discorso è stato quello degli «eroi silenziosi»: persone che, dopo la catastrofe, contribuirono alla rinascita della comunità senza cercare riconoscimenti, ma con la determinazione di ricostruire vite, relazioni e servizi essenziali.
Gli eroi silenziosi della rinascita di Longarone
Per introdurre la propria riflessione, Padrin ha raccontato la vicenda di Pasquale Rotondi, il funzionario della Soprintendenza che durante la Seconda guerra mondiale organizzò il salvataggio di numerose opere d’arte dai bombardamenti e dalle razzie.
Una storia apparentemente lontana dal Vajont, ma che il sindaco ha collegato all’esperienza vissuta dalla comunità longaronese dopo il disastro.
«A Longarone, dopo il Vajont, ci sono stati tanti piccoli Pasquali Rotondi. Tanti piccoli eroi silenziosi che hanno scritto la storia, pur senza finire sui libri di storia. Tanti uomini e tante donne che pur sopraffatti dal dolore di una tragedia immensa, hanno avuto la capacità di tenere accesa la luce».
Tra queste persone, Padrin ha ricordato i superstiti che scelsero di rimanere e ricostruire le proprie esistenze nel luogo d’origine, nonostante le sofferenze, e i soccorritori arrivati da tutta Italia, impegnati per giorni, settimane e mesi nelle operazioni successive al disastro.
«Ecco, costoro, senza saperlo e senza riuscire a immaginarlo fino in fondo in quei giorni terribili, sono stati eroi silenziosi: hanno realizzato un’operazione salvataggio che permette a noi oggi di essere qui, 63 anni dopo il disastro, e dire grazie».
Il loro esempio, secondo il sindaco, ha consegnato alla comunità non soltanto la possibilità di ripartire, ma anche un insegnamento che resta attuale: «Ci hanno consegnato l’occasione di una ripartenza che sembrava inimmaginabile dopo la tragedia, impensabile di fronte alla visione del disastro. E l’insegnamento del “mai più un altro Vajont”».
La memoria come strumento di prevenzione
Uno dei passaggi centrali dell’intervento ha riguardato la distinzione tra ricordo personale e memoria collettiva. I ricordi del 9 ottobre 1963 possono essere diversi da persona a persona, legati alle immagini dell’acqua, delle macerie e della distruzione. La memoria, invece, permette di riconoscersi in una storia comune e di trasformare il dolore in consapevolezza.
«Ci hanno consegnato un patrimonio inestimabile che si chiama memoria».
Padrin ha richiamato il lavoro della Fondazione Vajont e la collaborazione con istituti di ricerca e università, sottolineando la necessità di approfondire i temi della sicurezza e della prevenzione a partire dalla conoscenza di quanto accaduto.
«La memoria invece è quell’insieme di ricordi in cui ci riconosciamo tutti, in cui tutti ci sentiamo comunità di fronte al dolore comune vissuto direttamente o indirettamente. La memoria ci trasforma e ci fa guardare al futuro».
Il sindaco ha aggiunto che la memoria non può limitarsi alla commemorazione, ma deve diventare un impegno concreto affinché tragedie simili non si ripetano. Un significato richiamato anche dalla Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’uomo, che ricorre il 9 ottobre.
Il ringraziamento al Genio Ferrovieri e ai soccorritori
Nel percorso di ricostruzione di Longarone, un ruolo fondamentale fu svolto anche dal ripristino della ferrovia e delle infrastrutture, indispensabili per ristabilire i collegamenti con il resto del territorio.
Per questo, nel 2026, il Comune ha conferito la cittadinanza onoraria al Genio Ferrovieri, riconoscendone il contributo alla ricostruzione.
Padrin ha ricordato come il collegamento ferroviario fosse essenziale prima per consentire l’arrivo dei soccorsi e poi per sostenere il lavoro necessario alla ripartenza.
«Il tutto nella consapevolezza che ricostruire case e comunità non è sufficiente se non c’è anche una strada, una via, per connettere il paese con altre comunità, altre persone».
Il riconoscimento al Genio Ferrovieri si inserisce nel ringraziamento più ampio rivolto a quanti, provenienti da diverse parti d’Italia, contribuirono ad affrontare l’emergenza e a sostenere la comunità nei mesi successivi al disastro.
Dal Vajont al Nepal, la solidarietà oltre i confini
Nel suo discorso, il sindaco ha ricordato anche le immagini arrivate dal Nepal nelle settimane precedenti alla commemorazione, che hanno suscitato nei sopravvissuti e in molti cittadini di Longarone un’immediata associazione con quanto vissuto nel 1963.
«Quelle immagini hanno fatto rabbrividire e molti longaronesi mi hanno comunicato l’accostamento emotivo tra il Vajont e il Nepal».
Padrin ha espresso vicinanza alle popolazioni colpite, richiamando al tempo stesso la capacità delle comunità del Vajont di rialzarsi dopo la tragedia e di trasformare la solidarietà ricevuta in un patrimonio da condividere.
La trasmissione della memoria, ha osservato, passa anche attraverso lo sport. Nel discorso è stato ricordato il calcio Longarone, la cui squadra fu travolta dal disastro, insieme alle iniziative che negli anni hanno contribuito a mantenere viva la storia della comunità, tra cui la Partita della Memoria e il museo realizzato dai ragazzi della scuola media, con maglie sportive contrassegnate dal numero 63.
Il sindaco ha ringraziato inoltre il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, presente alla commemorazione, per la vicinanza dimostrata.
Il progetto idroelettrico e la tutela del territorio
Una parte dell’intervento è stata dedicata al nuovo progetto idroelettrico previsto nell’area della diga. Padrin ha espresso la contrarietà del Comune di Longarone, contestando soprattutto la prospettiva di un’iniziativa che, a suo giudizio, non garantirebbe un adeguato coinvolgimento delle comunità locali e produrrebbe benefici prevalentemente privati.
«Il Comune di Longarone – e io personalmente – esprime una posizione che ritengo chiara e netta: no al profitto che vuole sovrastare la natura, l’uomo e la storia profonda delle nostre comunità».
Il sindaco ha ribadito la contrarietà a progetti non condivisi con chi vive nel territorio e ha collegato la questione alla storia stessa del Vajont, ricordando le conseguenze di una tragedia provocata dalla volontà di realizzare profitti.
«Purtroppo il Vajont non è un torrente come tutti gli altri: Longarone, Erto e Casso e le comunità del Vajont lo sanno fin troppo bene, perché hanno pagato a caro prezzo un disastro provocato proprio dalla volontà di creare profitto. Non possiamo dimenticarlo».
Il richiamo alla memoria si è così intrecciato con una questione attuale, che per il sindaco riguarda il rispetto della storia, delle comunità e del valore di un luogo segnato da una delle più gravi tragedie della storia italiana.
Una memoria da condividere e trasmettere
In chiusura, Padrin ha ribadito l’importanza di continuare a custodire e trasmettere la memoria del Vajont attraverso il lavoro della Fondazione Vajont, l’impegno degli informatori della memoria e la collaborazione tra le comunità coinvolte.
Un appello rivolto anche alla Regione Friuli Venezia Giulia, che al momento ha scelto di non entrare a far parte della Fondazione, ma alla quale il sindaco ha confermato la disponibilità al dialogo.
«Perché la memoria è come un fuoco che va tenuto acceso. E se siamo in tanti a portare la legna, diventa più facile».
A 63 anni dal disastro, il messaggio della commemorazione resta legato alla responsabilità collettiva di ricordare, comprendere e prevenire. Un impegno che riguarda non soltanto Longarone e le comunità del Vajont, ma tutti coloro che riconoscono nella memoria delle tragedie causate dall’uomo uno strumento per costruire un futuro più consapevole.
Il monito conclusivo del sindaco riassume il significato dell’intera giornata: «Mai più un altro Vajont: è questo il monito della memoria che ci hanno consegnato gli eroi silenziosi della ripartenza».




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