L’impennata dei prezzi dei carburanti sta generando forte preoccupazione nel tessuto economico del Veneto e in particolare nella provincia di Belluno, dove la dipendenza dal trasporto su gomma e la complessità della viabilità montana amplificano le difficoltà operative quotidiane delle imprese. A tracciare il quadro della crisi è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha analizzato l’andamento dei listini negli ultimi sette mesi: il prezzo del diesel ha registrato un aumento del 35,9%, superando i 2,33 euro al litro, mentre la benzina si è attestata sopra i 2,15 euro al litro con un incremento del 29,1%.
A livello regionale il Veneto si colloca al terzo posto in Italia per numero di attività colpite dal rincaro, contandone complessivamente 28.913 nei tre settori chiave esaminati dallo studio. La quota più consistente è rappresentata dagli agenti di commercio con 20.792 imprese attive, seguiti dal comparto dell’autotrasporto e servizi di trasloco con 6.753 realtà e dagli operatori del servizio taxi e Ncc, che ammontano a 1.368 unità.
Nel contesto provinciale di Belluno il fenomeno si ripercuote direttamente su 697 imprese del territorio. La categoria maggiormente numerosa è quella degli agenti e rappresentanti di commercio, che conta 478 iscrizioni camerali, costretti ad affrontare lunghe percorrenze chilometriche in ambito montano senza poter compensare l’aumento dei costi fissi di carburante sui contratti provvigionali in essere. L’autotrasporto bellunese registra invece 142 imprese, un settore dove l’assenza di mezzi pesanti sopra le 7,5 tonnellate per quasi quattro aziende su dieci preclude l’accesso ai crediti d’imposta statali, aggravated dai lunghi tempi di incasso delle fatture. Completano il quadro provinciale le 77 attività tra taxi e autonoleggio con conducente, condizionate dall’impossibilità di adeguare tempestivamente le tariffe fisse stabilite dalle delibere comunali.
Per contrastare la spinta inflazionistica sui carburanti, il governo Meloni ha erogato a livello nazionale oltre 2,6 miliardi di euro di risorse complessive in sei mesi e mezzo, di cui 2,1 miliardi destinati al taglio diretto delle accise e circa 500 milioni previsti come crediti d’imposta per autotrasporto, pesca e agricoltura. Dalla giornata di sabato 26 settembre la riduzione dell’accisa sul gasolio è scesa a 6,1 centesimi al litro, con efficacia prevista fino al prossimo 5 ottobre.
Il report della CGIA sottolinea tuttavia come l’attuale pacchetto di sostegni risulti contenuto rispetto ai 7,3 miliardi di euro stanziati nel 2022 dal governo Draghi. La differenza risiede nella mancata concessione, da parte delle istituzioni dell’Unione Europea, dei margini di flessibilità sui vincoli di bilancio accordati invece quattro anni fa per fronteggiare l’emergenza energetica, una misura di cui l’associazione artigiana auspica il ripristino a tutela delle imprese locali.




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