Luglio è stato uno dei mesi più caldi mai registrati e agosto è iniziato sulla stessa linea. Secondo i dati di Arpav, tra il primo giugno e il 31 luglio la temperatura media in Veneto è stata superiore di due gradi e mezzo rispetto ai valori climatici di riferimento. Per il Bellunese significa affrontare una stagione che rischia di entrare nella storia non soltanto per le temperature record, ma soprattutto per le conseguenze che sta lasciando sull’ambiente.
Gli effetti sono ormai visibili: il permafrost continua a sciogliersi, aumentando il rischio di crolli nelle pareti dolomitiche, il ghiacciaio della Marmolada prosegue il proprio arretramento e la carenza d’acqua mette sotto pressione sorgenti e acquedotti. Un quadro che conferma come gli eventi estremi non rappresentino più episodi isolati, ma una condizione con cui il territorio dovrà confrontarsi sempre più spesso.



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