Le nostre Dolomiti offrono uno spettacolo incomparabile oltre che per le vette, anche per quanto riguarda la flora. Mentre nelle colline e vallate bucaneve, narcisi, anemoni sono già sfioriti, in alta montagna è proprio d’estate che sbocciano varietà sorprendenti, che vanno conosciute e rispettate. Per avere un quadro complessivo della nostra flora, abbiamo chiesto un intervento al dottor Cesare Lasen, biologo, naturalista ed esperto di fama internazionale di flora, con oltre 300 pubblicazioni all’attivo, relative anche a geobotanica ed ecologia. È stato il primo presidente del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi ed è membro del comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Recentemente è stato nominato Socio onorario del CAI.
Nel suo interessante ed approfondito intervento, il dottor Lasen, ci offre un quadro della flora bellunese. Partendo dai molteplici problemi che assillano l’umanità, sottolinea la perdita di risorse naturali e di biodiversità. A seguire una sintesi del suo contributo.
«Per rispettare realmente la Natura, è necessario conoscerla. Il mondo vegetale assicura, attraverso la fotosintesi clorofilliana, la vita sulla terra e conoscere le piante non è un esercizio da riservare a pochi esperti. Le piante cosiddette superiori, quelle che fanno fiori e frutti, sono circa 300000 in tutto il mondo. Tra esse circa 2100 sono censite in provincia di Belluno – circa 9000 in Italia -. Un patrimonio di grande valore naturalistico, ma anche paesaggistico e culturale. Non a caso le Dolomiti sono entrate nella lista dell’UNESCO per i criteri geologici e, appunto, paesaggistici.
Per tutelare questo patrimonio è fondamentale la conoscenza. Il primo livello di conoscenza è il riconoscimento delle singole specie, da quelle più vistose e note (gigli, primule, genziane, margherite, viole, ecc.) a quelle meno appariscenti ma non meno fondamentali, ad esempio le poacee che caratterizzano il foraggio dei prati, le cyperacee con molte specie tipiche di zone umide, oltre a numerose specie arboree e arbustive che sono poco attraenti, ma che delineano il paesaggio.
Il secondo livello interessa il riconoscimento degli habitat. Esistono diversi tipi di boschi (dai querceti alle faggete, dalle peccete ai larici-cembreti), di prati (da quelli fertili e pingui, a quelli magri, da quelli più asciutti a quelli umidi, ecc.), di zone palustri, di ambienti con suoli molto primitivi quali pareti rocciose e detriti di falda. Manca ancora un censimento completo, ma si possono stimare circa 200 fitocenosi a livello di associazione vegetale nel nostro territorio.
Infine, il terzo livello: è quello che considera come i diversi tipi di habitat si distribuiscano tra monti e valli originando il paesaggio, condizionati dai fattori ecologici (temperatura, umidità, tipo di substrato, innevamento, ecc.) e dalla storia delle nostre utilizzazioni per ricavare legname, fieno, energia idroelettrica e altro.
Ma quali sono le caratteristiche della flora bellunese? Non si possono riassumere in poche pagine; ci sono differenze importanti tra le aree di fondovalle della parte meridionale della provincia, con influenze termofile e temperate (settori di coltivazione della vite e boschi a prevalenza di latifoglie) e parte centro-settentrionale in cui prevalgono boschi di conifere.
Gli ambienti più delicati, che ospitano specie rare e/o minacciate, sono anzitutto le zone umide (torbiere, sorgenti, prati palustri, sponde di torrenti), i prati aridi – in forte regressione per abbandono dello sfalcio -, i crinali più esposti e ventosi, le vallette nivali con breve stagione vegetativa.
In Provincia vi è un parco nazionale – Dolomiti Bellunesi – e uno regionale – Dolomiti d’Ampezzo -, oltre a riserve naturali, biotopi e siti natura 2000 per un totale di territorio protetto che è circa del 54%.
Non è un caso se i loghi dei due nostri parchi siano rappresentati da un fiore. La Campanula morettiana per le Dolomiti Bellunesi e il Sempervivum dolomiticum per il parco ampezzano. Sono specie molto appariscenti e conosciute, quasi endemiche, cioè esclusive del territorio dolomitico.
Altre specie endemiche meritevoli di citazione sono la Draba dolomitica e la Saxifraga facchinii che sono esclusive delle cime più elevate, la Saxifraga depressa sui suoli silicatici e freschi, la Rhizobotrya alpina, forse poco vistosa e di piccole dimensioni, ma molto importante, che predilige ghiaie e scorrimenti torrentizi lungamente innevati, la Primula tyrolensis di paretine rocciose fresche, spesso con stillicidi o ghiaie umide.
Vi sono altre specie, non endemiche, ma di rilevante valenza fitogeografica. Ecco pochi esempi.
Pinguicula poldinii, pianta carnivora, vive sulle pareti rocciose con stillicidi in zone esposte e soleggiate. Si può ammirare in Valle di Lamen, in bassa Val Cordevole (Tornèr), Val di San Martino fino a oltre 1400 m di quota. Belle popolazioni anche sul Grappa. Fiorisce da fine aprile a inizio giugno.
Spiraea hacquetii a fiori bianchi, vegeta su pareti rocciose relativamente umide. Endemica anch’essa del Bellunese.
Leontodon berinii. Vero endemismo veneto-friulano, colonizza ghiaie torrentizie, ad esempio sulla conoide della Val Gallina, sul Desedan, sullo stesso Piave.
Stipa feltrina. Endemismo puntiforme, sul crinale della Rocchetta del Monte Miesna, poco sopra il Santuario dei SS. Vittore e Corona.
Swertia perennis. Specie a distribuzione artico-alpina che caratterizza torbiere e prati umidi nel Comelico occidentale.
Si potrebbe continuare a lungo sulle peculiarità e rarità, ma ci vorrebbe un intero volume per descriverle. Per scovare il Dianthus glacialis si dovrebbe andare sulle creste del Padon, per la Potentilla nivea sul Col di Lana, per la Moehringia glaucovirens sulle Dolomiti d’Ampezzo, per la Saxifraga biflora solo sulla Marmolada verso il confine con Trento.
Le Dolomiti d’oltre Piave offrono scenari selvaggi e solo da quelle parti si possono osservare Gentiana froelichii, Primula wulfeniana, Arenaria huteri. Restando in sinistra Piave, ma nel vallone bellunese, sono ben noti i prati con strepitose fioriture di narcisi, che interessano anche il settore prealpino sudoccidentale della provincia. Da queste parti meritano una visita anche le forre del Senaiga, il Monte Coppolo, le diramazioni della Valle di Seren, con belle fioriture in tutte le stagioni. Per i mesi di luglio e agosto, peraltro, sono da prediligere le quote più elevate, anche a seguito del cambiamento climatico che tende ad anticipare le stagioni con periodi precoci di caldo e secco.
In Comelico sono eccezionali le numerose torbiere e zone umide. Coltrondo e Danta sono sistemi bene esplorati e tra i più integri delle Alpi orientali. Nonostante le distruzioni di Vaia la Val Visdende resta mitica per il suo patrimonio forestale e per i pianori erbosi del fondovalle. E non mancano le rarità! L’Alto Agordino è sempre una sorpresa e nei versanti più freschi si potranno godere splendide fioriture anche in estate avanzata. Centro Cadore e Val di Zoldo non sono da meno. Un ricordo personale di una pianta non rara. Salendo verso il Van delle Sasse, era inizio settembre, una buona mezz’ora di aerosol con il profumo emanato dal Dianthus sternbergii che vegeta sui ghiaioni e tra i mughi. Molto interessanti e peculiari anche le rarità degli ambienti silicatici del Basso Agordino con Lysimachia nemorum, Hypericum humifusum, Veronica scutellata e altre. In quasi tutto il territorio provinciale la più bella e spettacolare orchidea nostrana, Cypripedium calceolus, pianella della Madonna o scarpetta di Venere, esplode in boschetti radi, spesso in prossimità di alluvioni torrentizie, in gran parte del territorio, a ogni latitudine, dai 600 ai 2000 metri.
La vita delle piante, la diversità degli habitat e l’evoluzione del paesaggio sono componenti che ci aiuteranno anche a raggiungere un benessere spirituale e tutelare un patrimonio che si va continuamente riducendo.»




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