Nei primi quattro mesi del 2026 la provincia di Belluno si colloca al primo posto in Veneto per incidenza di mortalità sul lavoro, con un indice di 22,7 morti per milione di occupati. Il dato, elaborato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, supera di gran lunga la media regionale di 11,8 e quella nazionale di 8,1.
IL QUADRO REGIONALE
Il Veneto si conferma in zona rossa. Nei primi quattro mesi del 2026 le vittime sul lavoro in regione sono state 36, nove in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento del 33,3%. Di queste, 26 sono morte durante l’attività lavorativa e 10 negli spostamenti casa-lavoro. Le denunce di infortunio totali sono salite a 24.220, rispetto alle 23.350 dello scorso anno.
IL PRIMATO NEGATIVO DEL BELLUNESE
Con quattro vittime nel primo quadrimestre, il Bellunese registra un numero assoluto di decessi inferiore rispetto alle province più popolose — Padova, Verona e Vicenza guidano con sette decessi ciascuna — ma il rapporto con la dimensione occupazionale del territorio porta l’indice di mortalità a 22,7, il più alto della regione. Seguono Vicenza (15,6), Padova (13,7), Verona (11,9) e Rovigo (10,4), tutte in zona rossa. Treviso è in fascia arancione con 10,1, mentre Venezia è l’unica provincia in zona bianca con un indice di 5,3. Sul fronte degli infortuni, Belluno registra 1.053 denunce nel periodo considerato.
I SETTORI E LE CATEGORIE PIÙ COLPITE
È l’attività manifatturiera a registrare il maggior numero di infortuni in regione, seguita da costruzioni, commercio, trasporti e sanità. La componente maschile resta la più colpita, ma il fenomeno coinvolge in misura significativa anche le lavoratrici e i lavoratori stranieri: più di un terzo delle vittime in Veneto non è di nazionalità italiana, con oltre seimila denunce di infortunio riguardanti cittadini stranieri.


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