Il mercato del lavoro in Veneto conferma la sua solidità nel panorama nazionale, pur entrando in una fase di stabilizzazione dopo l’espansione post-pandemica. Secondo gli ultimi dati statistici regionali, il 2025 delinea un quadro caratterizzato da un miglioramento della posizione femminile, controbilanciato però da segnali di erosione della qualità contrattuale e da una persistente emorragia di capitale umano altamente qualificato verso l’estero.
Occupazione e dinamiche di genere
Il tasso di occupazione nel 2025 si attesta al 69,3%, un dato in lieve flessione rispetto al 70,2% dell’anno precedente, ma che rimane superiore ai livelli pre-Covid del 2019. Parallelamente, il tasso di disoccupazione sale al 3,5%, con circa 77.800 persone in cerca di impiego, un incremento del 14,1% su base annua.
L’analisi di lungo periodo evidenzia un progresso significativo per la componente femminile: dal 2008 al 2025, il tasso di occupazione delle donne è passato dal 56% al 61%, mentre quello maschile è rimasto sostanzialmente stabile (dal 77% al 78%). Nonostante la riduzione del gap, permangono squilibri strutturali: l’occupazione femminile rappresenta ancora solo il 78,3% di quella maschile. Il divario è accentuato per le madri con figli in età prescolare, il cui tasso di occupazione si ferma al 77% rispetto a quello delle donne senza figli.
La qualità del lavoro: precarietà e part-time involontario
Se i livelli occupazionali tengono, le criticità emergono sul fronte della qualità del lavoro. Si registra una contrazione degli occupati indipendenti, scesi sotto il 20% del totale nel 2025 rispetto al 23% del 2008.
Preoccupa inoltre la diffusione del part-time involontario, che nel 2024 ha riguardato il 6% degli occupati totali e il 31% di chi lavora con orario ridotto. Questa forma di impiego, spesso accettata in mancanza di alternative full-time, è cresciuta del 44% nel periodo analizzato, con picchi del +140% tra il 2008 e il 2019.
La sfida dei talenti e il gap salariale con l’estero
Il Veneto affronta una sfida cruciale per il proprio sviluppo: l’attrazione e la ritenzione dei giovani qualificati. Se da un lato gli atenei veneti attraggono sempre più studenti stranieri (il 5,1% degli iscritti), dall’altro si assiste alla partenza dei laureati locali.
Le ragioni del trasferimento all’estero sono principalmente legate a:
- Offerte di lavoro più interessanti: 35%.
- Mancanza di opportunità adeguate in Italia: 32,7%.
Il divario è guidato soprattutto dal fattore retributivo e dalle condizioni contrattuali.
Confronto retribuzioni e smart working (dati 2023)
| Categoria | Stipendio in Italia/Veneto | Stipendio all’Estero | Smart Working (Italia vs Estero) |
| Dottori di ricerca | ~1.823 € | ~2.542 € | 28,4% vs 42,9% |
| Laureati | ~1.438 € | ~2.000 € | 22,3% vs 60,4% |
Le prospettive di rientro sono scarse: il 68,6% dei laureati occupati all’estero ritiene improbabile un ritorno in Italia nei prossimi anni. In un contesto segnato dall’invecchiamento della forza lavoro — con i 55-64enni che oggi rappresentano il 63,4% della popolazione attiva — la capacità di offrire salari competitivi e contratti stabili ai giovani diventa l’ago della bilancia per la tenuta socio-economica della regione.




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