Con la conclusione delle competizioni olimpiche e paralimpiche, la sanità veneta ha presentato presso l’Alexander Girardi Hall il bilancio ufficiale dei servizi medici messi in campo per Milano Cortina 2026. L’analisi dei dati evidenzia la tenuta di un sistema a “doppio binario”, capace di garantire l’assistenza d’eccellenza agli atleti senza contrarre i servizi destinati alla popolazione residente.
I numeri dell’emergenza e dell’assistenza
L’apparato sanitario coordinato dall’Azienda ULSS 1 Dolomiti ha mobilitato una forza lavoro composta da oltre 1.100 professionisti e 900 volontari, per un totale di 62.000 ore di servizio. Il volume complessivo degli interventi ha raggiunto quota 1.080 accessi.
Nello specifico, l’attività è stata così ripartita:
- Soccorso sul campo (SUEM): 109 interventi effettuati direttamente sulle piste e nelle sedi di gara.
- Strutture ospedaliere: Il Pronto Soccorso di Cortina ha registrato 223 accessi, mentre quello di Belluno ne ha contati 16, con una distribuzione dei ricoveri tra Belluno (8 casi) e Treviso (3 casi).
- Presidi olimpici: L’ambulatorio del Villaggio Olimpico ha gestito 396 accessi, affiancato dalla Farmacia Olimpica (239 accessi) e da un servizio odontoiatrico dedicato (81 accessi).
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha espresso un encomio formale per la rapidità dei soccorsi, in particolare durante le prove di discesa libera, e per i protocolli di sorveglianza epidemiologica adottati, definiti come standard di riferimento per le future edizioni.
La logistica “dietro le quinte”
Il supporto alle operazioni sanitarie ha richiesto una gestione logistica complessa: sono stati sanificati 8.000 metri quadrati di strutture, erogati 9.000 pasti e garantiti oltre 200 pernottamenti giornalieri per il personale presso le sedi della Gregoriana e del Codivilla. Il piano ha incluso anche progetti sperimentali come il “geriatra a domicilio” e iniziative di prevenzione curate dall’Università di Padova.
L’eredità strutturale e il capitale umano
L’aspetto centrale del bilancio riguarda la cosiddetta Legacy, ovvero l’impatto a lungo termine degli investimenti sul territorio. L’Ospedale Codivilla-Putti, operante come Policlinico Olimpico durante l’evento, viene restituito alla comunità in una veste profondamente rinnovata sotto il profilo riabilitativo.
Il patrimonio tecnologico acquisito per i Giochi, dal valore superiore a un milione di euro, resterà in dotazione permanente alle strutture locali. A questa eredità materiale si aggiunge quella del capitale umano: oltre 500 professionisti provenienti da diverse aziende sanitarie del Veneto hanno integrato competenze e protocolli clinici che rimarranno patrimonio comune della rete sanitaria regionale.




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