Recupero degli edifici storici: a Belluno oltre 29 mila immobili prima del 1945, opportunità per imprese e territorio

Redazione | 11 marzo 2026 alle 14:43 | 0 commenti

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Il recupero del patrimonio edilizio storico rappresenta una significativa opportunità di sviluppo per il territorio e per le imprese dell’edilizia e del restauro. È quanto emerge dalla ricerca “Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo”, promossa da Confartigianato Imprese Veneto e realizzata da Federico Della Puppa insieme a Smart Land.

Lo studio, commentato da Confartigianato Imprese Belluno, analizza per la prima volta in modo sistematico il patrimonio residenziale e manifatturiero costruito prima del 1945 e non sottoposto a vincolo diretto del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di valutare le potenzialità di intervento per le imprese artigiane.

Secondo la presidente di Confartigianato Imprese Belluno, Claudia Scarzanella, il patrimonio storico rappresenta «un valore territoriale e paesaggistico ma anche economico». Intervenire su questi edifici, spiega, significa «offrire opportunità alle imprese dell’edilizia e del restauro e allo stesso tempo aumentare l’attrattività del territorio per turisti e nuovi residenti».

Il patrimonio edilizio storico in provincia di Belluno

I dati della ricerca evidenziano una forte presenza di edifici storici nella provincia di Provincia di Belluno. Gli immobili residenziali costruiti prima del 1945 sono infatti 29.114 e rappresentano il 39,5% del patrimonio abitativo complessivo.

In pratica, nel territorio bellunese quasi due edifici su cinque sono storici. Si tratta della percentuale più alta tra le province venete: la seconda, Verona, si ferma al 22,4%.

Di questi edifici, oltre 18 mila sono stati costruiti prima della Prima guerra mondiale, mentre circa 10 mila risalgono al periodo compreso tra la Prima e la Seconda guerra mondiale. Lo studio evidenzia inoltre che 8.004 edifici, pari al 27,5% del totale, presentano condizioni manutentive considerate mediocri o pessime.

Edifici vincolati e patrimonio non tutelato

Una parte degli immobili storici è sottoposta a tutela per interesse culturale. In provincia di Belluno sono complessivamente 3.844 gli edifici vincolati: tra questi 727 hanno un interesse culturale dichiarato, 7 sono in fase di verifica e 3.110 risultano di interesse culturale non verificato.

Tra gli edifici con vincolo dichiarato quasi la metà è di tipo residenziale, mentre tra quelli non ancora verificati la quota residenziale arriva al 66%. Nel complesso, gli edifici abitativi vincolati sono circa 2.423, pari all’8% del totale del patrimonio residenziale storico.

Parallelamente esiste un ampio patrimonio non sottoposto a vincoli: quasi 25 mila edifici residenziali storici non hanno infatti tutela diretta. Una parte significativa presenta comunque caratteristiche architettoniche di pregio, spesso legate alla tradizione costruttiva delle abitazioni montane. Circa un terzo di questi immobili necessita di interventi di recupero o valorizzazione.

Il patrimonio industriale storico

La ricerca prende in esame anche il patrimonio manifatturiero storico. Secondo il censimento Istat del 1911 in provincia di Belluno erano presenti 51 opifici, numero salito a 165 nel censimento del 1951.

Solo una minima parte di questi edifici industriali è oggi sottoposta a vincolo, aprendo quindi ulteriori possibilità di recupero e riuso.

Restauro diffuso e competenze artigiane

Secondo i rappresentanti della federazione edilizia e dei restauratori di Confartigianato Imprese Belluno, Fabio Zatta e Massimo Riva, il patrimonio storico non vincolato rappresenta una delle principali opportunità di intervento per le imprese locali.

Gli edifici non soggetti a tutela consentono infatti procedure più rapide rispetto a quelli vincolati, pur richiedendo competenze tecniche specifiche. Gli interventi devono infatti essere eseguiti da artigiani specializzati, in grado di lavorare su materiali storici e tecniche costruttive tradizionali.

Il cosiddetto “restauro diffuso”, spiegano, può contribuire a preservare la storia del territorio, evitando il degrado del patrimonio edilizio e limitando al tempo stesso il consumo di nuovo suolo.

La ricerca sottolinea inoltre come le agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni, confermate anche per il 2026, possano favorire ulteriormente gli interventi di recupero, rafforzando il ruolo delle imprese artigiane nella valorizzazione del patrimonio storico locale.

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