Mendrisio, 1964. La tragedia dimenticata di due operai travolti da un treno

Simone Tormen | 20 maggio 2025 alle 14:59 | 0 commenti

Tempo di lettura: 2 minuti
0:00 0:00

Vai subito al punto

Ottieni un riassunto chiaro dell’articolo con ChatGPT.

Riassumi con ChatGPT
Condividi con un amico:

La storia dell’emigrazione italiana è purtroppo costellata di incidenti costati la vita a centinaia di persone impegnate a svolgere il proprio mestiere. Non a caso, per ricordare questo dramma l’8 agosto di ogni anno si celebra la “Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo”. Gravi sciagure con decine di vittime come quella di Marcinelle, in Belgio, o quella di Mattmark, in Svizzera, sono ormai entrate nella memoria collettiva. Ma tantissime sono le piccole tragedie delle quali quasi ogni settimana giungevano, anche nel Bellunese, scarne notizie a far sapere che un nostro connazionale, un nostro conterraneo, aveva trovato la morte mentre era al lavoro. Tragedie che si ripetevano senza clamore, consumandosi nel silenzio. Lutti che, salvo il dolore dei parenti a cui veniva a mancare una persona cara, finivano del tutto dimenticati. Come l’episodio accaduto il 9 maggio del 1964 in Svizzera. «Treno espresso uccide due operai», titolavano i giornali elvetici nelle edizioni dell’11 maggio, due giorni dopo la tragedia. Il sinistro fatale si era verificato il sabato sera, a Mendrisio, nel Canton Ticino, dove un convoglio diretto a Chiasso aveva investito le due vittime nel tunnel di La Motta, tra Mendrisio e Balerna. I morti erano Renato Scalet, trentaduenne di Transacqua, nella Valle del Primiero (ma indicato anche lui come bellunese dai giornali svizzeri), e Secondo Vedana, 58 anni, di Sospirolo.

«I due – spiegava il Der Bund, quotidiano di Berna – facevano parte di una squadra di operai chiamata per rimuovere una piccola frana dai binari. Terminato il lavoro, stavano tornando a piedi verso Mendrisio attraverso il tunnel. Durante il tragitto, probabilmente risucchiati dal forte spostamento d’aria, sono stati scaraventati sotte le ruote di un treno partito da Mendrisio alle 20:20 e sono morti sul colpo».

Più dettagliato era il racconto de La Stampa di Torino. «Nella notte fra sabato e domenica due operai italiani hanno trovato orrenda morte nella galleria ferroviaria “La Motta”, tra la stazione di Mendrisio e quella di Balerna, lungo la linea internazionale del San Gottardo. Un gruppo di operai, intenti ad eseguire lavori urgenti lungo la linea ferrata, che era minacciata da un franamento di terreno, aveva dovuto interrompere l’attività verso le 20:30 di sabato per lo scatenarsi di un violento temporale. Due degli operai, il cinquantottenne Secondo Vedana, di Sospirolo (Belluno) e il trentaduenne Renato Scalet, di Transacqua, invece di seguire i compagni lungo la scarpata della linea ferrata, avevano cercato riparo nella galleria lunga non più di una cinquantina di metri. Per cause imprecisate, ma forse per il rumore dei tuoni che deve aver coperto quello del treno, i due non si sono accorti del sopraggiungere di un convoglio proveniente da Mendrisio e sono stati maciullati dalla locomotiva, che li ha investiti in pieno».

Anche questo, purtroppo, era l’emigrazione in quegli anni. Rischi quotidiani, vite spezzate lontano da casa, senza cerimonie, senza clamore. Solo il rumore di un treno nella notte, e una scarna notizia giunta a casa. A noi il compito di non dimenticare.

Simone Tormen

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli pubblicati

Notizie correlate