Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto approvato dal Ministro della Salute d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, la fibromialgia entra ufficialmente nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il provvedimento inserisce la patologia nel novero delle prestazioni e dei servizi garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale, a titolo gratuito o dietro pagamento del ticket.
L’inclusione rappresenta un passaggio istituzionale atteso da tempo, ma i criteri adottati per il riconoscimento hanno sollevato forti perplessità tra le associazioni di tutela dei pazienti.
La contestazione dell’associazione A.N.FI.S.C.
L’Associazione Nazionale Fibromialgia e Sindromi Correlate (A.N.FI.S.C.), con sede in Alpago, pur prendendo atto della rilevanza storica dell’atto giunto dopo oltre due decenni di mobilitazioni e battaglie territoriali, ha espresso netta delusione per l’impostazione finale della norma.
La Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA, con il supporto del Consiglio Superiore di Sanità e degli organi consultivi ministeriali, ha infatti classificato la fibromialgia prevalentemente come una patologia reumatologica anziché neurologica o multidisciplinare. Secondo l’associazione, tale scelta limita l’accesso alle tutele e alle esenzioni solo a una ristretta fascia di malati che presentano indici di gravità e severità molto elevati, escludendo la maggior parte delle persone affette dalla sindrome.
La posizione della presidenza
La presidente di A.N.FI.S.C., Rosita Romor, ha espresso il proprio rammarico per un esito che non rispecchia le istanze portate avanti nei tavoli di lavoro istituzionali. La presidenza dell’associazione osserva come ventitré anni di sforzi per ottenere un riconoscimento dignitoso e adeguato della malattia siano stati ridimensionati da una valutazione tecnica che penalizza i malati e ne riduce il diritto all’assistenza, sollecitando chiarezza ai responsabili della decisione.
I dati sanitari e l’inquadramento clinico
A.N.FI.S.C. e diversi specialisti del settore sostengono da anni la necessità di un inquadramento neurologico della patologia, in linea con gli orientamenti della comunità scientifica internazionale. Benché l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) abbia riconosciuto la fibromialgia nel 1992, la sua classificazione burocratica originaria non l’ha assimilata direttamente alle patologie del sistema nervoso centrale, a differenza di quanto avvenuto per l’encefalomielite mialgica fin dal 1969.
L’impatto della decisione è rilevante anche a livello locale: nella sola provincia di Belluno si stima la presenza di oltre 200 persone affette da fibromialgia, in gran parte donne (oltre il 90%), molte delle quali presentano concomitanti quadri di encefalomielite mialgica e rischiano ora di rimanere escluse dalle nuove misure di tutela previste dai LEA.




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