Caro carburanti, con il price cap si spende comunque 1,1 miliardi in più al mese: a Belluno +4,5 milioni

Marco Crepaz | 06 ottobre 2026 alle 14:26 | 0 commenti

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Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, la spesa per benzina e gasolio nel 2026 supererà quella del 2025 di 13,6 miliardi di euro (+20,4 per cento). Il Veneto è la terza regione per aumento in valore assoluto, mentre Belluno registra +53 milioni di euro su base annua

Il tetto ai prezzi di benzina e gasolio deciso per il mese di ottobre da ENI e da altre compagnie petrolifere non basta a riportare la spesa ai livelli dello scorso anno. Secondo le stime dell’Ufficio studi della CGIA, rispetto a un mese del 2025 famiglie e imprese italiane spenderanno circa 1,1 miliardi di euro in più. Su base annua l’aggravio complessivo previsto per il 2026 è di circa 13,6 miliardi di euro, pari a un incremento del 20,4 per cento: la spesa passerebbe da 66,9 a 80,6 miliardi.

Il calcolo mette a confronto i prezzi medi di benzina e gasolio per autotrazione del 2025 con quelli stimati per il 2026, ipotizzando consumi uguali a quelli dello scorso anno.

I PREZZI ALLA POMPA

Nella settimana dal 21 al 27 settembre 2026, sulla base dei dati del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE), il prezzo medio in modalità self service è stato di 2,16 euro al litro per la benzina e di 2,35 euro al litro per il gasolio. Nella settimana dal 23 febbraio al 1° marzo, a ridosso dell’inizio del conflitto in Medio Oriente, i valori erano rispettivamente di 1,67 e 1,72 euro al litro. L’aumento è quindi del 29,1 per cento per la benzina e del 36,6 per cento per il gasolio.

Per le stime sull’intero 2026 la CGIA ha utilizzato prezzi medi annui di 1,950 euro al litro per la benzina e di 2,050 euro per il gasolio, inferiori alle rilevazioni di fine settembre. Nel 2025 le medie erano state di 1,733 e di 1,653 euro al litro. Si tratta di stime, non di una rilevazione della spesa effettiva.

IL VENETO

A livello regionale la Lombardia registra l’aumento maggiore in valore assoluto (+1.967 milioni di euro nell’anno, +163,9 milioni al mese), seguita dall’Emilia-Romagna (+1.333 milioni) e dal Veneto. In Veneto la spesa per carburanti passerebbe da 6.193 a 7.466 milioni di euro: +1.273 milioni, pari a +20,6 per cento, con un rincaro medio mensile di 106,1 milioni. La variazione percentuale è di poco superiore alla media nazionale (+20,4 per cento).

Nel Nord Est l’incremento complessivo stimato è di 3.288 milioni di euro (+20,7 per cento). Per le regioni confinanti con il Veneto, il Trentino-Alto Adige segna +348 milioni (+21,1 per cento) e il Friuli-Venezia Giulia +334 milioni (+20,1 per cento).

BELLUNO

Per la provincia di Belluno la CGIA stima una spesa per carburanti di 316 milioni di euro nel 2026, contro i 263 del 2025. L’aumento è di 53 milioni di euro (+20,3 per cento), pari a circa 4,5 milioni al mese. La variazione percentuale è in linea con la media italiana e leggermente inferiore a quella regionale.

Nella graduatoria nazionale delle 107 province, ordinata per rincari in valore assoluto, Belluno occupa l’85° posto. In Veneto è la provincia con l’aumento più contenuto in valore assoluto, subito dopo Rovigo (+55 milioni). Il dato risente in primo luogo delle dimensioni del territorio in termini di popolazione e di veicoli, e non indica una dinamica dei prezzi diversa dal resto del Paese.

LE PROVINCE VENETE A CONFRONTO

Gli aumenti stimati su base annua nelle province del Veneto sono i seguenti:

  • Verona: +256 milioni di euro (+21,3 milioni al mese)
  • Vicenza: +254 milioni (+21,1 milioni al mese)
  • Padova: +246 milioni (+20,5 milioni al mese)
  • Venezia: +205 milioni (+17,1 milioni al mese)
  • Treviso: +205 milioni (+17,1 milioni al mese)
  • Rovigo: +55 milioni (+4,6 milioni al mese)
  • Belluno: +53 milioni (+4,5 milioni al mese)

Tra le province confinanti, Trento registra +187 milioni, Bolzano +161 milioni, Udine +162 milioni e Pordenone +72 milioni.

CHI PAGA DI PIÙ

Secondo la CGIA, a sostenere i costi maggiori sono i pendolari, in particolare quelli che vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico e per cui l’auto è l’unica alternativa per raggiungere il posto di lavoro. Più esposte ancora risultano le imprese che dipendono dal carburante: autotrasportatori, agricoltori, pescatori, taxisti e piccole aziende di servizi, che spesso non possono trasferire i maggiori costi sui clienti.

A livello provinciale gli aumenti più consistenti riguardano le grandi aree metropolitane: Roma (+68,5 milioni di euro al mese), Milano (+49,5), Napoli (+39,6), Brescia (+31,2), Torino (+27,8) e Bari (+25,6). L’Ufficio studi lo attribuisce al numero di residenti e di auto immatricolate e alla presenza di molte imprese di autotrasporto.

LE MISURE DEL GOVERNO E IL CONFRONTO CON IL 2022

Dal 19 marzo 2026 il Governo ha adottato 13 provvedimenti per ridurre le accise su benzina e gasolio, con un costo di 2,1 miliardi di euro. Vi si aggiungono circa 500 milioni di crediti d’imposta per autotrasportatori, agricoltori e pescatori. Complessivamente, in sei mesi e mezzo, l’intervento supera i 2,6 miliardi.

La CGIA ricorda che nel 2022 il Governo Draghi, dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio concessa dall’Unione europea, ridusse le accise per otto mesi consecutivi, con una spesa di 7,3 miliardi di euro: un intervento quasi triplo rispetto a quello attuale. Secondo l’Ufficio studi, Bruxelles dovrebbe concedere agli Stati membri un margine analogo.

LE PROPOSTE

L’Ufficio studi individua due strade per reperire le risorse, entrambe con controindicazioni. La prima è la riduzione della spesa pubblica: nel 2026 la spesa al netto degli interessi toccherà quasi 1.090 miliardi di euro, e un taglio dell’1 per cento libererebbe quasi 11 miliardi. La CGIA esclude interventi sullo stato sociale e propone di razionalizzare i 130 miliardi di agevolazioni fiscali, per recuperare una decina di miliardi. Riconosce però che, a tre mesi dalla fine dell’anno, l’operazione è tecnicamente difficile.

La seconda è un maggior ricorso al debito, subordinato al via libera europeo. L’Ufficio studi ammette che in questo caso il problema verrebbe scaricato sulle generazioni future, ma sottolinea che darebbe liquidità a famiglie e imprese.

Secondo la CGIA, finché il conflitto in Medio Oriente non si chiuderà, è difficile che i prezzi alla pompa tornino ai livelli precedenti alla crisi.

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