Beato Bernardino da Feltre. Storia, opera e memoria dell’illustre predicatore

Samuele Marcon | 24 settembre 2026 alle 16:35 | 0 commenti

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Sul calendario liturgico della diocesi di Belluno-Feltre, il 28 settembre è dedicato alla memoria del beato Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano. Egli nacque in una famiglia facoltosa appartenente alla nobiltà feltrina: suo padre era Donato Tomitano, sua madre Corona Rambaldoni, parente del famoso educatore Vittorino.

Di ingegno precoce, si dimostrò fin da piccolo molto portato negli studi, tanto che andò a Padova a studiare diritto. Proprio in quella città, dopo aver sentito una predicazione di Giacomo della Marca, frate dei minori osservanti e discepolo di Bernardino da Siena, si convinse che quella era la sua vocazione. Decise, quindi, anche di fronte alla contrarietà del padre, di entrare come novizio nel convento padovano di Sant’Orsola, vestendo l’abito dell’Ordine dei frati minori osservanti nel 1456. Dopo aver studiato teologia a Venezia venne ordinato sacerdote nel 1463.

Scelse il nome di Bernardino proprio in onore del predicatore senese del quale voleva seguire le orme. Difatti, nel 1469 il capitolo veneto dell’Ordine lo nominò predicatore e da quel momento e fino alla morte, avvenuta a Pavia nel 1494, non smise di percorrere le strade e i sentieri dell’Italia centro-settentrionale sfidando la fame, il freddo, le intemperie e, molto spesso, anche l’inimicizia e l’opposizione di principi, signori e comuni cittadini, che vedevano nella sua parola un duro rimprovero al loro potere o alla loro condotta morale.

Probabilmente, la principale opera del beato Bernardino fu la promozione dei Monti di Pietà, che fondò a Mantova, Padova, Crema e Pavia, allo scopo di combattere l’usura e i prestiti a interesse elevato che andavano a rovinare le classi più deboli. Contrariamente ad altri membri del suo Ordine, egli credeva che fosse giusto che i Monti di Pietà richiedessero un interesse, seppur modesto, sul mutuo, e ciò al solo fine di finanziarne il funzionamento.

Morì, probabilmente di tisi, a Pavia, nel monastero di San Giacomo della Vernavola, il 28 settembre 1494. Fu fin da subito venerato dai suoi confratelli e dalla popolazione e venne beatificato dalla Chiesa cattolica nel 1654.

Tuttavia, eccezion fatta per chi vive nel Feltrino, il beato Bernardino è poco conosciuto e il suo culto si potrebbe definire molto limitato. Questo fatto trae origini da più fattori. In un saggio al quale si rimanda, Gianmario Dal Molin elencò alcune motivazioni che impedirono la nascita di una vera e propria devozione al beato da parte dei suoi conterranei, non ultima la mancanza del corpo che si conserva ancora oggi a Pavia (Id., Bernardino da Feltre: solo beato, “Protagonisti”, n. 58, a. XVI (1995), pp. 59-64). Così, il culto venne alimentato soltanto in determinati anniversari o occasioni, cioè quando poteva prestarsi anche a scopi politici o civili. Per esempio, nel 1939, in occasione del quinto centenario della nascita, a Feltre si organizzarono solenni celebrazioni che però si intersecarono con l’antisemitismo fascista (si ricordi che le leggi razziali erano di un solo anno antecedenti). Infatti, proprio qui sta un altro importante punto che può spiegare la mancanza di un culto proprio del beato. L’accostamento del frate feltrino all’antisemitismo novecentesco non fu un caso: il Tomitano si scagliò più volte durante le sue prediche contro le locali comunità ebraiche, vedendo nei loro membri i principali responsabili dell’usura che dissanguava il popolo. Tuttavia, ciò a cui mirava il beato Bernardino non era una violenza indiscriminata nei confronti delle persone di religione ebraica, bensì una loro separazione dai cristiani, la quale doveva attuarsi in senso assoluto, arrivando a censurare anche relazioni sociali o domestiche.

Ciononostante, il beato Bernardino da Feltre dovrebbe essere conosciuto da tutti gli abitanti della provincia di Belluno in quanto, eccettuato papa Giovanni Paolo I, è l’unico altro bellunese ad aver raggiunto l’onore degli altari.

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